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La grotta delle Striare

Luna piena. Il mare è calmo. Nessuna nuvola osa oscurare lo spettacolo di stelle che si proietta sulle limpide acque dove essere mitologici videro concludersi qui la propria esistenza terrena. Solo l’eco lontano di una risata sinistra disturba quest’armonia di elementi. Fa rabbrividire nonostante il caldo vento di scirocco. Mi soffermo pensieroso per indagare sull’origine e la provenienza di quel suono. Passano alcuni minuti, poi un’anziana signora spezza l’indugio: “Vattene da lì, arrivano le striare!”.

Le Striare, le streghe, esseri comuni nel catalogo fiabesco che hanno trovato terreno fertile anche nell’immaginazione e nella tradizione popolare che le ha rese protagoniste di storie fantastiche, terrificanti, curiose, assurde. Le si nomina in continuazione nonostante non si innalzino più roghi per zittirle. Continuano a volare sulla loro scope nella notte, ridendo sulle teste dei comuni mortali che ne temono l’esistenza, ne percepiscono la presenza, ma che nessuno può dire di aver mai visto.

Ed è qui, sulla costa di Santa Cesarea Terme, nella loro grotta, che compiono alcuni incantesimi. Gli ingredienti ci sono tutti: acque sulfuree, un antro terrificante i cui artigli di roccia si contorcono in improbabili forme, un humus pagano a fondamenta di una terra dalle antiche origini.

Grotta delle Striare, esterno

Grotta delle Striare, esterno

La grotta delle Striare, si apre con fare sinistro a pochi metri dal mare, sulla maestosa falesia che collega il porto di Castro con la discussa località balneare di Porto Miggiano. Un pilastro in pietra sembra dividere in due parti l’ingresso che poco dopo si ricongiunge in un unico ambiente che continua in uno stretto e alto budello, habitat perfetto per intere colonie di zanzare e moscerini, e che penetra per pochi metri all’interno della roccia, tra terre brune e rosse e depositi fossiliferi.

La storia delle grotta delle Striare è collegata a nomi illustri del panorama scientifico salentino. Uno su tutti Antonio Lazzari, tra i fondatori del Gruppo Speleologico Salentino e attento osservatore a cui si deve il primo approccio scientifico alla speleologia del tacco e parte attiva di alcuni saggi di scavo in diverse grotte tra cui le Striare.

Grotta delle Striare, interno

Grotta delle Striare, interno

Notevole anche l’apporto di Paolo Emilio Stasi, pittore di Spongano ma con la passione per la paleontologia, che tra i primi riconobbe l’importanza di grotta Romanelli (nonchè suo scopritore). Individuò un deposito di fauna pleistocenica all’interno della grotta delle Striare (dopo averla segnalata nel 1879) che sottopose all’attenzione di Ulderico Botti, pioniere dello studio paleontologico in Italia. Parte del deposito pleistocenico è ancora osservabile tra le diverse stratificazioni rocciose della grotta, e riemerge come chiazze chiare di varie dimensioni in depositi bruni e rossi.

La parte terminale della grotta ospita, in occasione di abbondanti piogge, un piccolo laghetto alimentato per mezzo di canaline e condotte naturali in diretta comunicazione con l’esterno. Diverse anche le pozze in prossimità dell’ingresso, probabilmente vaschette di corrosione, che chissà, forse le streghe utilizzavano al posto dell’obsoleto calderone.

Marco Piccinni


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