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Ciao Noemi, angelo lasciato solo

Conoscevo Noemi Durini: era bionda, esile, timida. Una piccola donna delicata, il sorriso ingenuo. Un angelo che abbiamo lasciato solo, un fiore che non abbiamo saputo difendere dall’oltraggio, proteggerlo, ascoltare il suo grido d’aiuto.

Un fallimento che è di tutti, una pena infinita che come zavorra ci porteremo nel cuore.

La conoscevo perché vivo a Montesardo, nella stessa zona della mano assassina, le belve che hanno infierito su di lei, prima con i sassi, poi con le parole: senza pietà.  

Una sera di giugno, sulla nostra via il traffico era bloccato: da “Macurano” all’entrata del paese auto ferme: il “fidanzatino” la stava picchiando davanti a tutti, la afferrava per i capelli e la sbatteva a terra con violenza, più e più volte, e poi la inondava di parolacce, le peggiori possibili.

Noemi Durini

Noemi Durini

Quando riuscì a liberarsi muovendo verso la piazza, mi passò vicino. Piangeva e le dissi: “Non venire più, lascia perdere…”. Noemi si girò e mi sorrise: era bella, pudica, innocente: un fiore che sbocciava aprendosi delicatamente alla vita: faceva tenerezza come ogni ragazzina della sua età. Lei era già adulta, responsabile, lavorava, si guadagnava la vita (i suoi feroci assassini, con le pietre ieri e infierendo con le parole oggi il pane se lo guadagnavano diversamente).

Qualcuno poi la riaccompagnò a Specchia.

Oltre al figlio, anche il padre del “fidanzatino” la infangava con le stesse espressioni volgari, la minacciava di morte, la accusava di “rovinare” il figlio: il mondo si è davvero capovolto.  

Paese antico e di origini nobilissime, Montesardo era disgustato: conosceva la “fonte” di chi spargeva veleno su una piccola donna acqua e sapone, il viso pulito, il sorriso dolce. Noi tutti qui volevamo bene a questa ragazzina simpatica, l’avevamo quasi “adottata” (faceva anche acquisti nei nostri negozi). Tutti meno le belve (il “fidanzatino” non può aver fatto tutto da solo).

Noemi era vivace, curiosa della vita, aveva fretta di crescere, di diventare donna, ma non aveva capito quali bestie immonde aveva incontrato (o lo sapeva ma credeva di dominare il destino) e da cui non ha avuto la forza di staccarsi in tempo, fino al sacrificio estremo, povera, piccola Noemi.

Quella sera pensavo, e speravo, di averla convinta, e infatti per qualche settimana sparì. Ero contento per lei: a quell’età di amici le ragazze per bene ne trovano a centinaia. Poi all’improvviso riapparve: forse ignorava i Tso del “fidanzatino”, e come ci era arrivato: a 16 anni crediamo a tutte le balle che ci raccontano. Mi guardò come per dire: “Si, sono tornata, ma tranquillo, so gestirmi, so quel che faccio…”.

Tremai per lei, ma Noemi sembrava fragile, in realtà era una piccola donna già forte e sicura.

Mi dissero che era accaduto un’altra volta, sempre sulla nostra via, che anche a Specchia era stata picchiata e a fine luglio ad Alessano, alla festa di San Trifone. La madre, donna intelligentissima, sensibile, che lavora con i bambini, aveva preso carta e penna e informato le istituzioni, e nonostante ciò il “fidanzatino” (ripetiamo: 3 Tso) andava in giro tranquillo, come ha fatto nei giorni dopo il 3 settembre, fino all’arresto.

Spesso le istituzioni sono negligenti, talvolta irresponsabili, chi le rappresenta le vive in modo burocratico, indifferente, senza impegno né passione civile ed etica, alla “Mi faccio i fatti miei e tiro il 27”. L’Italia è devastata da questa mentalità diffusa, che ormai è “cultura”, per cui non è mai colpa di nessuno. Atteggiamenti che preparano il terreno alle tragedie, che invece si potrebbero evitare: come questa di Noemi, che oggi potrebbe essere qui fra noi, con la sua famiglia e i suoi amici, quelli veri, a scuola, al lavoro, a fare mille progetti, a sognare il suo futuro.

La sua ingenuità ha fatto il resto, ma chi poteva sospettare che la tragedia era così vicina? Tutti sapevano del profilo criminale del padre del “fidanzatino”, le minacce di morte alla ragazzina. Qui padre (e figlio) ne hanno minacciati tanti, minacce che continuano, dopo che, dice il paese, si è fatto da solo le molotov, da attore, è diabolico: sparge lo zolfo del demonio. Intanto c’è stato un miracolo: da un pò non ci sono più furti nelle nostre case e rapine a banche, uffici postali, centri commerciali della zona.

Quando s’è sparsa la voce che eri sparita, abbiamo sperato, e pregato col cuore, affinché ti fossi rifugiata da un’amica, così, per giocare a essere grande, ma conoscendo i “mostri”, capaci di tutto, sapevamo che era un’illusione.

Dal 3 settembre, ogni giorno, il padre spargeva fango, su di lei e sulla madre, e depistava: ma la bravura di Magistrati e Forze dell’Ordine ha neutralizzato il pericolo.

Ora la tragedia si è compiuta, hanno spento il sorriso di un angelo. Ti pensiamo, Noemi, quella notte come un cucciolo spaventato nelle grinfie sporche del tuo carnefice (ma è uno solo?) che non hai mai voluto denunciare. La tua agonia, sola fra gli ulivi, mentre il sole sorge e inonda il mare di Leuca e dolcemente ti accarezza i capelli e tu senti il suo respiro caldo, e il nostro cuore si spezza. Povera, povera Noemi figlia, nipote, amica nostra: è stato terribile, ed è terribile per noi accettare la realtà.

Pensiamo ai tuoi sogni spezzati, ai mille progetti, le tue fantasie, alla vita che lupi feroci travestiti da agnelli, subdoli e falsi, ti hanno rubato. E intanto, belve insaziabili, prima con le pietre, poi con le parole, continuano a sporcarti, maledetti!

E pensiamo allo strazio indicibile di una madre, il suo cuore lacerato, il padre che pure aveva mostrato disponibilità verso il “fidanzatino”, la sorella maggiore Benedetta, quasi laureata, orgoglio della famiglia, e tutta la brava di Specchia incredula, senza parole.

Lo siamo anche noi a Montesardo, addolorati e affranti per un angelo lasciato solo che piange nella notte. Soffriamo quanto voi, siamo vittime anche noi, ma vi preghiamo di crederci: non siamo un paese di “mostri”, non c’entriamo niente con loro, anzi, li abbiamo subìti, e combattuti da sempre. Anche noi più volte abbiamo lanciato grida d’allarme e nemmeno noi siamo stai ascoltati.

A Noemi, alla sua famiglia, alla comunità di Specchia, Montesardo è vicino con affetto sincero e umilmente chiede perdono.

Ora speriamo che la giustizia sia veloce, e giusta, che non si trovino cavilli insulsi, alibi posticci, attenuanti ridicole, né garantismi inopportuni, sempre a favore dei delinquenti, mai delle vittime. Troppe volte abbiamo visto i responsabili di crimini orrendi dopo qualche mese in giro liberi e felici, a fare i loro porci comodi.  

Non condividiamo certe asprezze dei social, ma stavolta hanno ragione: che si butti via la chiave, anzi,  se i “mostri” se ne andranno da questo paese di gente per bene, che hanno infettato abbastanza, ci faranno un favore, perché ci occupano l’aria e non sopportiamo il loro fetore, sbattuti come siamo sotto gli occhi del mondo dal “giornalismo” morboso alla Barbara D’Urso.

Cara Noemi, nostro caro, caro angelo fragile, indifeso, adorabile: volevi solo vivere ed ecco che cosa ti hanno fatto i grandi. Non abbiamo saputo difendere il tuo sorriso, la tua innocenza, la tua dolcezza, la tua bontà, i tuoi incanti di bambina che diventa donna. E’ qui la nostra amara sconfitta, la colpa che ci graverà per sempre sul cuore.

Non abbiamo capito la tua esuberanza, la voglia di crescere in fretta e ti abbiamo fatto conoscere la faccia peggiore della vita, un mondo brutto e sudicio, quel mondo dei grandi che invece di rispondere ai tuoi mille perché e alle tue speranze, non ha ascoltato i tuoi silenzi. Abbiamo fallito tutti: come genitori, cittadini, educatori, comunità, istituzioni. Non sappiamo difendere i nostri figli, il futuro, l’innocenza, la bellezza. Vergogna, mille volte vergogna! I nostri cuori sono oppressi dai sensi di colpa.

Ora Noemi sarai donna per sempre, perché quello volevi essere. Eri una creatura speciale. Ci resta il tuo sorriso, la tua gioia di vivere contagiosa, l’incanto di una bambina che si fa donna, di un anatroccolo che si fa cigno: i tuoi doni più belli. Grazie!

Come un bellissimo fiore di campo che sboccia a primavera, il tuo profumo rimarrà sempre nell’aria, perché la grazia e la bellezza sono per sempre, e tu possedevi l’una e l’altra.

Ciao Noemi, figlia nostra cara cara cara, ti mandiamo un grande, caldo, immenso abbraccio. Non sei sola, noi siamo lì con te a farti compagnia fra gli ulivi, mentre il sole tramonta sul mare della sirena Leucasia e fa sfavillare d’oro la tua pelle.

Di noi ti puoi fidare, siamo sinceri, ti vogliamo bene davvero, anche chi non ti conosceva o ti ha vista solo di sfuggita.

E tu, se puoi, cara, cara Noemi, perdonaci…    

 

 


 

Anche la Francia piange Noemi

 

“La Francia condivide, solidale, il vostro dolore…”.

All’altro capo del telefono, c’è l’antropologa francese Francoise Serrero, che chiama da Parigi per dirsi “molto addolorata” per la tragedia di Noemi Durini, la sedicenne studentessa di Specchia barbaramente assassinata non si sa ancora con precisione da quanti, la notte del 3 settembre scorso.

Tragedia che poteva essere evitata: se lasci il tuo campo con l’erba secca, può succedere che prenda fuoco.

La studiosa ama il Salento, da anni ormai ha preso casa in un paesino dell’entroterra, l’ha restaurato senza invasività, e con la famiglia ci passa lunghi periodi.

Per il suo lavoro ha girato tutti i continenti, ha studiato i popoli, usi costumi, tradizioni, superstizioni, scritto molti saggi. Francoise ora è in pensione. E’ innamorata della nostra terra, naturale che soffra con noi dinanzi all’orrenda tragedia che è toccata a una ragazzina acqua e sapone e a una terra ancora incredula per tanta ferocia.

Conosce bene Montesardo, il paese del “mostro” (o i “mostri”?), e anche Specchia, il borgo della povera vittima innocente.

 

DOMANDA: Professoressa Serrero, che idea si è fatta?

RISPOSTA: “La vostra tragedia conferma la cattiva impressione che noi forestieri ultimamente ci siamo fatta, di voi e dei vostri paesi…”.

Ma quale brodo primordiale può incubare una ferocia simile?

“Adesso bisogna cercare di capire: è una recrudescenza del vostro passato, dei suoi aspetti peggiori, che riemergono, oppure il risultato di uno sviluppo male assimilato?

O magari tutte e due le cose? La risposta è tutta qui”.

E adesso? Qui siamo sconvolti e spaventati: forse i criminali assassini sono fra di noi, liberi e tranquilli…

“Anche noi tutti siamo spaventati e siamo anche preoccupati, per voi e per la vostra terra…”.

Francoise non lo dice, per non offenderci, ma si è confidata con amici comuni, a cui ha detto che adesso medita di vendere la sua bella casa, un gioiello architettonico, e non venire più qui in Salento.

La desertificazione umana e intellettuale avanza.

Così saremo tutti più poveri, come uomini, come comunità, come terra. E, verrebbe da dire, ben ci sta.

 


 

Noemi fra gli ulivi

 

S. MARIA DI LEUCA (Le) – “Ci mancherai piccola stella senza cielo” (Anonimo).

Morbidi peluche colorati, santini sparsi ovunque sulla terra umidi di rugiada, lumini ormai consunti. E bigliettini teneri, affettuosi, commoventi. Alcuni chiusi in buste e sigillati con nastrini bianchi. Password minimalista, intimista, allegra e gaia.

E’ la “tomba” di Noemi Durini, 16 anni (era nata il 22 dicembre del 2000) a un mese dalla morte orrenda per mano di belve feroci. Un delitto che ancora cerca un movente serio, credibile, oltre i depistaggi dei mostri così abili: la ragazzina ha sentito o sapeva qualcosa? Ha visto cose non doveva vedere?

E’ a un km dal cimitero di Leuca (la zona è “Terra Masci”), all’aria aperta, all’ombra degli ulivi sfiorati dal mare, carichi di frutti, a sfidare la lebbra della xylella fastidiosa (la stessa malattia lercia dei mostri che l’hanno uccisa senza pietà, strappandola a sua madre, la famiglia (le loro vite segnate), il suo paese, i suoi amici, tutti noi), ed è un affollamento semantico denso di messaggi che non hanno bisogno di alcuna decodificazione per quanto sono immediati e crudi. Un’umanità dolente e minimalista, quella dei Millenials sempre connessi che così poco conosciamo e leggiamo con la lente deformante dei luoghi comuni più vuoti e banali. E invece le sedicenni di oggi sono ricche di interessi, motivate, sanno quel che vogliono, e deviano dalla loro strada solo quando incontrano le mele marce.

“Riposa in pace piccolo angelo!!! Guardaci da lassù. A presto angelo” (Matteo e Fernanda). Un rosario avvolto a una grande croce e un piccolo crocefisso sono stati posati delicatamente fra le pietre del muretto con cui l’assassino (o gli assassini?) ha voluto costruirle un sepolcro che sa di arcaico, di rito primitivo, ma anche di paura della donna, della sua ricchezza e complessità, di rifuto di un confronto.

E poi: miniature di San Pio, cartoline della Madonna di Leuca, di San Michele Arcangelo, dei Ssnti Medici Cosma e Damiano che il vento ha sparso qua e là sotto gli ulivi monumentali. Ecco un’icona dai colori accesi, scuola bizantina: Santo Stefano, e poi fiori, tanti fiori, dal più umile alle preziose orchidee. Era molto amata, Noemi: ognuno ci “vede” la figlia, la sorella, l’amica del cuore.

Altri bigliettini: “E anche se non ci conoscevamo, riposa in pace piccolina, quell’orribile mostro la pagherà, sarà fatta giustizia per te Noemi” (Anonimo). Giustizia: lo sperano in tanti, tutta Italia abituata a vedere i mostri scarcerati, talvolta con la finzione ipocrita del braccialetto elettronico. Saranno le leggi (che si possono sempre cambiare), ma spesso la parola giustizia ha un’ombra di relativismo, quasi di assenza, di convitato di pietra.

L’estate declina dolcemente verso l’autunno, i colori della campagna mediterranea si fanno pastello, le foglie si tingono di giallo, il paesaggio diventa triste, crepuscolare. Nell’uliveto di Noemi, nato dentro un muretto a secco, un fico generoso ci dona ancora i suoi dolcissimi frutti. Chissà se a Noemi piacevano, lei così dolce e delicata, curiosa, aperta alla vita? Il suo paese, Specchia, terra generosa, è chiuso in un dolore seza rimedio, ma lo siamo anche noi che conviviamo coi mostri, che non sono mai stati figli di Montesardo, altro che “famiglia rispettabile”.

“Il silenzio non ha parole, riposa in pace e che lassù trovi la felicità e la serenità che non hai trovato qua” (Anonimo).

Il luogo dov’è stata ritrovata, e forse uccisa, è meta di un intenso pellegrinaggio dal 13 settembre 2017, un mercoledì piovoso, squallido, quando il corpo ancora acerbo apparve fra le pietre sfregiato e devastato nella sua intimità e anche la natura si vestì di lutto.

Questa ragazzina dal carattere fiero, determinato, che per essere autonoma incartava dolcetti in una bella pasticceria, ha toccato il cuore di tutti, anche perché i mostri, implacabili, non contenti, vanno in tv (si dice pagati) per infierire sulla sua memoria, imbrattandola senza ritegno e certamente l’avvocato della famiglia, Giulia Bongiorno, prenderà molti appunti sul suo block-notes.

A cancellare il sudiciume sulla famiglia Durini, gente per bene, ci ha pensato Elisabetta, una vicina, che ha scritto: “Io non ti conoscevo, ma mi hanno parlato bene di voi, non ti meritavi tutto questo, starai sempre nel nostro cuore”.

Le pietre sono unte di calce sfavillante al sole dell’autunno (oggi sono 31 gradi e i contadini posano silenziosi i teli sotto gli alberi), a coprire il sangue, tanto sangue: un cane ci annusa e abbaia a poca distanza.

Il sudario è a due passi di via San Giuseppe, una lieve discesa che da Castrignano conduce alla marina di Leuca e che a un certo punto incrocia sulle nostre teste la SS 274. Un altro cane più a sud oltre la strada gli fa eco: quella domenica maledetta furono silenti?

“Noemi, sei e resterai sempre nel nostro cuore” (Anonimo).

A ridosso del muretto, a destra, una casa di campagna, ma ci abitano tutto l’anno, c’è la cassetta delle lettere e i contenitori della spazzatura in bella vista dinanzi all’entrata. Pare disabitata, ma all’improvviso arriva un’auto.
Vox populi: quella mattina pare che qualcuno nei dintorni abbia sentito grida di aiuto. L’uliveto di Noemi è tenuto bene, ordinato, curato (tutti nei dintorni lo sono): i pollioni sono attaccati alla base della pianta, ma ci sono anche frasche secche.

Più a sud una trattoria tipica di là del marciapiede e ancora più a sud-este un ristorante dove si fanno ricevimenti).

Altra vox populi: Noemi voleva lasciare quel tipo violento che pare andasse in giro col coltello, rubacchiava penne e telefonini e la picchiava ovunque, ben dentro la tossicodipendenza. Forse dall’i-Pad appena ritrovato, benchè senza più account, emergerà qualche cosa di utile?

E ancora un “si dice”: l’arma è il coltello? Il reo confesso lo avrebbe mostrato a scuola lunedì 11 o martedì 12 settembre, alla riapertura dell’anno scolastico: ce l’aveva ancora in tasca? Poi se n’è disfatto?

Altro interrogativo: la via più breve da Specchia a Leuca è la SS 275 (Lucugnano, Alessano, Montesardo, San Dana, Gagliano): perchè il 17enne allunga il tragitto passando da Corsano? Altra domanda: il padre del reo confesso ha avuto un ruolo nell’omicidio? E se non stava sulla Cinquecento bianca, forse stava su un’altra auto? Se è vero che a fine luglio, alla festa di San Trifone (Alessano), come dice qualcuno, “il padre la teneva e il figlio la picchiava”, questo format si è riproposto anche il 3 settembre fra gli ulivi?

“Noemi, un’angelo in cielo. Riposa in pace. Un papà” (Anonimo). Con l’apostrofo fra articolo e sostantivo, quel “papà” vuol dirci che gli angeli sono di genere femminile? Mistero.

Il sepolcro non è facile da trovare, è nascosto dalla strada, è nel cuore della campagna del “Capo”. A nord c’è la chiesetta rupestre di San Giuseppe, una fabbrica dismessa testimonia la fallita industrializzazione del Sud, un vecchio agriturismo. Il mare luccica all’orizzonte come una distesa di smeraldi, Leuca è ancora piena di turisti, molti tedeschi, affascinati da “Finibus Terre”.

C’è chi si commuove e piange, chi si fa il segno della croce e recita una piccola preghiera muta. Tutti si chiudono in un silenzio accarezzato dalla salsedine. E’ difficile pensarla morta, magari Noemi sarà accucciata da qualche parte… Il pensiero sfiora noi stessi e le nostre facce si distendono sfiorate da un esile sorriso.

Ma che razza di civiltà e di umanità abbiamo costruito? Abbiamo perduto l’innocenza degli occhi e del cuore. Viene in mente Bennato: “Extraterrestre, portami via…”.

Tutta Italia si chiede: il reo confesso ha fatto tutto da solo? Ci si rende conto che forse non è possibile. La banalità del male suggerisce che è troppo difficile, complicato. Che non è stato casuale ma tutto studiato nei dettagli. L’astuzia criminale delle menti bacate a volte non ha limiti.

E’ una via trafficata, d’estate anche nelle ore notturne (il 3 settembre è ancora estate). Ne sapremo di più con l’incidente probatorio e l’autopsia dirà l’ora esatta della morte, se a Specchia, in piena notte, o qui, quando ormai la luce sfolgorante del nuovo giorno d’estate accarezzava con dolcezza il Faro di Leuca che si intravede maestoso all’orizzonte e che ha visto tutto…

Crudele ironia dei destini: la sorella di Noemi, Benedetta, il 28 settembre all’Università di Reggio Emilia si laureata in Criminologia. Mai avrebbe creduto che il primo lavoro sarebbe stato indagare sul delitto dell’amata sorellina.
A un certo punto scorgiamo un albero morto con le radici nel muro: è brutto, sgraziato, mette quasi paura, pare l’albero di Giuda. Non si capisce che frutti ha dato quando era vivo e verde. Bene e Male appaiono intrecciati.
Hanno scritto Christian a Mirko: “Non ti conoscevamo, ma la tua scomparsa così atroce ha sconvolto i nostri cuori. Riposa in pace piccolo angelo”.

E poi ci sono questi ulivi secolari dalle cime cariche di frutti, metà neri e metà verdi, acerbi ma sani, non attaccati da alcuna malattia: daranno ottimo olio. Fanno ombra a Noemi e noi la ricorderemo quando andremo a coglierli e quando poi il suo dolce odore invaderà le nostre case.

Gesti antichi, ma purtroppo lo è anche la malvagità, la gramigna tenace, che non muore.
A sud-est il Faro svetta sul Promontorio Japigio. D’improvviso, dal mare sorge la luna piena, che gonfia le maree e il nostro dolore. Stasera ti farà compagnia, “piccolo angelo”, donna del nostro tempo sudicio e corrotto che non abbiamo saputo capire, difendere, amare abbastanza. Le ombre della sera scivolano fra le chiome degli ulivi e una tristezza infinita ci coglie con il primo brivido. Buonanotte “stella senza cielo!”.
“Noemi, tu con noi per sempre e noi con te per sempre”, Specchia.

Francesco Greco


Un commento su “Ciao Noemi, angelo lasciato solo

  1. Enrico B. ha detto:

    Buonasera voglio ringraziare e complimentarmi con il giornalista, che conosco visto che passo le mie vacanze nel suo paese per il coraggio che dimostra, nel scrivere sul triste episodio. Coraggio che probabilmente non sempre è presente nel resto della gente attorno. Coraggio che e’ venuto meno a chi da sempre assisteva o indirettamente conosceva i fatti e non ha fatto nulla per impedire in un certo senso, l’escalation di Violenze vérbali e non che da sempre aleggiava nei protagonisti della tragedia.

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