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Il villaggio scomparso di Valiano

Una storia che si tramanda nell’aria da generazioni. Passa da bocca ad orecchio, dall’adulto al giovane. Se ne ignora l’origine, non se ne comprende il contenuto. I protagonisti sono ormai sbiaditi, i loro volti non si riconoscono più. Li si osserva in una foto ingiallita, intaccata dall’umidità della vecchia scatola di legno risposta in una cantina. Siamo a Valiano, il villaggio che non esiste più.

Si trova(va) a metà strada in linea d’aria tra Gagliano del Capo e Corsano, localizzato all’incirca all’altezza dell’incrocio per San Dana. Etimologia ignota, nessuna nota storica, nessun accenno sulle sue origini. Questo borgo dimenticato rivive grazie ad alcuni atti notarili e ad alcuni ricordi che sopravvivono se pur senza radici.

Resti del villaggio di Valiano

Resti del villaggio di Valiano

Una tesi di laurea sostenuta il 10 novembre del 1966 presso l’università degli studi di Lecce, dal titolo “Le sedi abbandonate dall’uomo nella provincia di Lecce”, cercava di mettere luce tra i ruderi di pietre a secco e cisterne che si rinvengono ancora oggi tra i seminati e gli uliveti che si ergono sulle ceneri del casale scomparso. Un lavoro continuato in archivio dallo storico Giovanni Cosi che ha consultato gli atti dei notai Antonio Minoti di Lecce e Antonio Romano di Montesardo.

Dagli atti esaminati sappiamo che Valiano “[…] era abitato nel maggio 1568 quando, esattamente il giorno dieci, Sebastiano Bleve di Montesardo, munito di procura rilasciata dall’Università del Casale di Valiano e stipulata dal notaio Lupo Antonio Mazzapinta di Montesardo, si reca a Lecce e riscuote dalla regia Corte e, per essa, da Giovanni Bonori regio percettore di Terra d’Otranto e precisamente dalle mani del cassiere Benvenuto Risaliti, due ducati e 15 grana che la regia Camera della Summaria, con lettere del 25 Febbraio 1567 manda in restituzione perché esatti in più nel periodo che va dal 1° Gennaio 1599 al 31 dicembre 1566, per l’esazione di grana tre al mese pro foco, per alloggiamento dei soldati di pesante armatura nella nostra provincia, secondo la tassa dei fuochi della precedente numerazione. […]” [Cosi]

Ingresso vano ipogeo in agro di Valiano

Ingresso vano ipogeo in agro di Valiano

Interno vano ipogeo in agro di Valiano

Interno vano ipogeo in agro di Valiano

Pochi anni più tardi, solo nel 1583, apprendiamo che Valiano potrebbe essere disabitato già da alcuni mesi per cause ancora sconosciute, anche se riconducibili a probabili scorribande piratesche. […] Il 24 gennaio 1583 Cesare Romano, sindaco di Montesardo, riceve da Cataldo Teco il saldo (18 ducati) del debito che gli abitanti di Valiano avevano contratto l’anno prima quando (come dice il documento) l’università e gli uomini di Valiano vivevano in comune  con detta Università di Montesardo. La prima rata (20 ducati) fu pagata al precedente Sindaco Marcello Cagnazzo che registrò l’introito, così come fa il Romano, nel libro dell’Università. […] [Cosi]

Un casale probabilmente molto piccolo di cui le storie degli abitanti emergono nei vari atti di natura civile e penale di ordinaria amministrazione che vedono ora protagonisti degli assassini, ora dei proprietari terrieri che concedono in enfiteusi le proprie terre.

La vita religiosa era scandita da ben due chiese. La principale era la chiesa madre, dedicata a San Martino, ancora presente come una favola nei ricordi della gente dei paesi vicini e della quale rimaneva, al momento dell’indagine di superficie del Cosi negli anni ‘60, un cumulo di pietre dalle quale emersero cocci d stoviglie la cui fattura poteva risalire ai tempi in cui il paese aveva ancora un cuore pulsante. Alla chiesa matrice si affiancava la chiesa del Crocefisso della quale non sopravvivono testimonianze se non l’eredità di un toponimo, oggi alterato in Vigna la Croce, dove sempre negli anni ’60 vennero alla luce dei reperti funerari durante il dissodamento del terreno per l’impiantazione di una vigna.

Resti di struttura in pietra a secco con croce incisa sull'architrave

Resti di struttura in pietra a secco con croce incisa sull’architrave

L’unico aneddoto pervenuto intorno alla chiesa del Crocefisso è che, nel luglio 1661 a quasi ottant’anni dall’abbandono del casale, venne ritrovata una bambina, probabilmente abbandonata, morta poi 4 mesi dopo.

[…] Attraverso i secoli, su quasi tutte le stampe fino alla Carta d’Italia foglio 225 dell’Istituto geografico militare, viene indicato Vagliano, Nella stampa n.8 Terra d’Otranto: Carta manoscritta della fine del cinquecento con l’indicazione dei fuochi e dei toponimi sia costieri che interni (mm 400×695), dal volume Imago Apuliae di Franco Silvestri, stampato nel giugno 1986 da Capone Editore, risulta che Valiano (qui esattamente riportato) contava ben 126 fuochi. [Cosi]

A parlarci di Valiano sono anche le pietre: quelle che recano delle croci incise; quelle che si mantengono legate alle loro sorelle in ciò che resta di costruzioni trulli-formi alcune a secco, altre con segni di intonaco, ormai dirute; quelle delle pareti degli edifici ormai inglobati in muri di recinzione; quelle che realizzano un portale di ingresso ad una struttura ipogea ricca di cellette.

Canalizzazione dell'acqua in una grande vasca di raccolta

Canalizzazione dell’acqua in una grande vasca di raccolta, Valiano

La roccia non sbancata è stata solcata da alcuni canali per reindirizzare le acque piovane in opportune cisterne e vasche, mentre alcune buche da palo tradiscono la presenza di sostegni necessari a sorreggere probabilmente delle strutture rialzate.

Buche da palo e vaschette di raccolta

Buche da palo e vaschette di raccolta, Valiano

Un modesto villaggio che un tempo vantava case e chiese ora è tutto qui, in una manciata di ettari di ulivi e qualche pietra sparsa.

Marco Piccinni

BIBLIOGRAFIA:

Giovanni Così, Frammenti di storia salentina tra ‘500 e ‘700 – Pubbligraf (2001)


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