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I toponimi, grumi di identità e memoria

CASARANO (Le) – E’ difficile, passando per contrada Saraceni” (sulla statale per Matino, di fronte al Cimitero), non pensare al luogo di un agguato teso dai pirati d’oltremare alla gente di Casarano, che per secoli hanno assaltato le coste, depredato casali e masserie, razziato le chiese, oppure che le “Padule” non siano una zona posta in una vallata. E che cosa avrebbero trovato i pellegrini che si recavano a Santa Maria di Leuca alle “Càmmire” se non camere dove riposare e rifocillarsi, prima di riprendere il viaggio mossi dalla fede e dalla pietà?
I toponimi, grumi densi di semantica, che raccontano la nostra storia passata, tracciano identità complesse, allungano radici nella memoria popolare e nelle sedimentazioni temporali in tutte le loro declinazioni. Un mondo fantastico, di cui, alla Fellini, poco si sa e tutto si immagina.

Forse da questo concept assai impegnativo è partito lo studio di Cristina Martinelli proposto in “Da Specchia di Vaje a Casarano” (Ragionamento sulle origini di Casarano motivato dalla toponomastica rurale), Edizioni Esperidi, Monteroni di Lecce 2017, pp. 144, euro 17,00 (allegata una cartina topografica della città).

Da specchia di vaje a casarano

La studiosa ha incrociato e contaminato tutti i livelli di accesso alla “lettura” integrata dei toponimi del territorio: Geografia, Storia, Filologia, Demologia, Dialettologia. Riscrivendo, per certi aspetti, la storia della città, restituendoci un lavoro metodologicamente ineccepibile, molto evocativo sul piano delle emozioni (come accade sempre quando si fondono il livello monumentale dei ruderi, la memoria popolare nelle suggestioni dei “cunti”e i documenti sottratti all’oblio e alle tarme) e dei collegamenti temporali.

Un’operazione di alto spessore culturale e pedagogico, in linea, d’altronde, col prestigio riconosciuto – anche extra moenia – alla studiosa, che per i suoi lavori, nel 2015 è stata insignita dal Presidente della Polonia della Croce di Ufficiale della Repubblica, mentre già nel 2005 il Ministero della Difesa, sempre polacco, le aveva conferito la Medaglia Pro Memoria “per alti meriti nella salvaguardia della memoria di quanti lottarono per l’indipendenza polacca durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale”.

Un bel regalo alle nuove generazioni, ricco di spunti, affinché riflettano sui nomi e le storie delle contrade dove passano ogni giorno, in questi tempi in cui consumiano emozioni seriali e il tempo ha una modulazione contratta: perché c’è molto da imparare. Le pietre intorno a noi non sono semplici “cumuli lapidum” (Galateo) ma raccontano storie che non possiamo non sapere: il futuro si elabora sulle tracce del passato perchè, per dirla con Nietsche (in esergo a uno dei sostanziosi capitoli): “Chi possiede un perché può resistere a qualunque come”.

Il libro è stato presentato nella deliziosa cornice di Santa Maria della Croce di Casaranello. La serata è stata condotta dall’editore Claudio Martino dinanzi a un pubblico attento e coinvolto, Sono intervenuti: Marina Falla Castelfranchi (docente di Archeologia e Storia dell’Arte bizantina e paleocristiana all’Università del Salento), Hervè Cavallera (docente di Storia della Pedagogia allo stesso ateneo nonché presidente della Società di Storia Patria per la Puglia, sezione di Tricase), Alessandro De Marco (archeologo e presidente di ArcheoCasarano), con un bell’intermezzo musicale delle tre “Shining Angels” (canto a cappella).

Francesco Greco


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