Home » Archeologia del Salento » I Dolmen Caroppo I e II a Corigliano d’Otranto

I Dolmen Caroppo I e II a Corigliano d’Otranto

Scusi!?! Potrebbe indicarmi dove si trovano i dolmen? Una domanda innocua e legittima se non scatenasse, nella persona a cui è diretta, uno stato di inquietudine e imbarazzo. “Di quelle cose qua non ce ne sonomai sentito nulla a proposito”. Bhe, una risposta molto triste, soprattutto se quelle “cose” ci sono davvero, proprio a pochi metri di distanza dai due interlocutori e che, probabilmente, non si sono mai spostate da lì a partire dal V o dal III millennio a.C. Una risposta che diviene ancora più triste se la persona con cui stai parlando è di mezza età, e passa proprio lì la maggior parte delle sue giornate fin dalla sua infanzia.

Una contrada bellissima, quella Plao (il cui toponimo di origine grika significherebbe “chianca”, ossia lastra di pietra), in agro di Corigliano d’Otranto, nel cuore della Grecìa Salentina, ricca di testimonianze rupestri e archeologiche, minacciata dall’ingordo avanzamento di strutture agrituristiche e ricettive che divorano, giorno dopo giorno, importanti ricordi del nostro passato. Un passato che forse non ci appartiene direttamente e del quale non conserviamo immagini nitide, ma che prende la forma di un legame con ciò che un tempo forse eravamo. Un legame che rischia di essere reciso dall’incuria e dal degrado, dall’ignoranza e dalla superficialità dell’apparire.

Fagocitati dalla sterpaglia e adagiati su un banco roccioso, i due dolmen Caroppo I e II attendono in silenzio, e con calma, il giorno in cui le istituzioni possano posare lo sguardo su di loro per un degno e decoroso riconoscimento. Ben diverse erano le aspettative di un giovanissimo Oreste Caroppo, reduce dalla recente scoperta dell’unico esemplare al mondo di “Quercia elegante”, a  Carpignano Salentino, quando in un caldo 16 luglio del 1993 scoprì, durante una delle sue abituali esplorazioni del territorio, i due stupendi megaliti. Un lampo il cui tuono si fece udire anche ad enormi distanze, attirando studiosi, appassionati e semplici curiosi. La segnalazione alla sovraintendenza, l’intervento dello studioso magliese Luigi Corsini e della dottoressa Mirella Sampò Cipolloni, l’attenzione di archeo-astronomi napoletani, la pubblicazione ufficiale della scoperta, con il riconoscimento a Caroppo, il 27 marzo dell’anno successivo in un articolo sul Quotidiano.

Dolmen Caroppo I (in secondo piano) e II (in primo piano)

Il primo è alto circa un metro, coperto da tre lastre a livelli decrescenti che scandiscono la divisione interna a tre piccole celle, sorrette da un grande ortostato e pietre di piccole e medie dimensioni impilate. Il secondo, ha una lastra di copertura irregolare sorretta da due piedritti monolitici e da alcuni a pietre sovrapposte.

Una scoperta che evidenziava, anche ad occhi inesperti, un carattere di sensazionalità. Oltre ai due dolmen, posizionati a distanza di due metri uno dall’altro sullo stesso banco roccioso, ricco di canaline scavate proprio come in altri dolmen non poi così distanti (come il dolmen Stabile di Giuggianello), un elevato numero di grandi massi sparsi per tutta l’area, ed altri concentrati in una zona e ordinati in un ordine strutturale molto simile a quello di una specchia, i resti del tronco e dell’alloggiamento di un menhir, l’ingresso di una grotta-cripta interrata, una bacinella scavata nella roccia (molto simile a quella presente tra i due dolmen Grassi di Giurdignano)

Ma, lo scalpore della notizia ed un’inadeguata forma di tutela e conservazione,hanno sortito un effetto totalmente contrario a quello che ci si aspettava. L’intera area è stata teatro di saccheggio riducendo drasticamente quelle testimonianze antropologiche, variegate e misteriose, ai soli due dolmen e qualche pietra sparsa. Non vi sono più i resti della probabile specchia ne tantomeno di ulteriori, probabili, celle dolmeniche, né della bacinella litica ai piedi del Caroppo II.

 ‘Il podere Plao, – racconta Oreste Caroppo – era diviso nel 1993 tra due parenti, di una famiglia di Corigliano, e la porzione più grande nella parte alta della Serra, dove vi erano i due “Dolmen Caroppo”, era chiamato “Plao mea”, in griko “mea”, dal greco “mega”, che vuol dire “grande”; la porzione più piccola posta lungo le pendici terrazzate della Serra, bordata dalla strada antica Maglie-Corigliano, era chiamato “Plao mincio”, dal dialetto locale “mincio”, che vuol dire “piccolo”. L’appezzamento più devastato è stato proprio il “mea”, mentre il “mincio” è tenuto dai suoi proprietari con ben maggiore cura e rispetto per il paesaggio storico-naturale locale! Quando mi avvicinai, nel 1993, con metro, taccuino, penna, bussola e macchina fotografica per rilevare il sito, incontrai l’anziano contadino del fondo “mincio”, che fu ben lieto di condurmi nella proprietà adiacente del parente per farmi vedere i dolmen, quelle “taule de petra”, tavole di pietra, come il trullo presente nel “mea”, ma poi anche il bel trullo presente nel suo fondo, e i terrazzamenti, il lavoro degli avi mi diceva, e poi che forza da giganti, mi diceva, i nostri antenati nel costruire il grande dolmen, e mi mostrava fiero le sue grandi lastre orizzontali molto spesse, “quante persone per sollevarla!? Quanto lavoro e ingegno gli antichi!”, ma l’unico uso che lui aveva visto dai suoi padri per quelle tavole di pietra era fungere da superfici secche su cui seccare al sole d’estate i fichi, per far provviste dolci per l’inverno‘.

Un racconto carico di emozione, che non può reggere un’altrettanto grande delusione nel dover assistere, impotenti, ad una sorda e cieca devastazione del territorio. Sorda e cieca, si, perché nessuno sente o vede nulla. L’indifferenza e l’ignoranza logorano il territorio e quel sincretismo antropologico di due culture, così diverse e così distanti nel tempo, di cui si conosce la fine, (forse) l’inizio, ma del quale si ignora completamente ciò che c’è stato nel mezzo.

Marco Piccinni

 


3 commenti su “I Dolmen Caroppo I e II a Corigliano d’Otranto

  1. Franco Sarbia ha detto:

    Sembrano scomparsi. Non abbiamo trovato nessuna segnalazione. Un locale ci ha accompagnato fino alla stradina vicinale di accesso e ci ha lasciati alle catenelle d’ingresso con un misterioso discorso. Ci ha detto: “ma è proprio sicuro che siano stati oggetto di studio anche da parte di ricercatori maltesi e siano lì da seimila anni? Perché sa, quelli li ha fabbricati qualcuno qualche anno fa, ne sono sicuro”. Gli ho risposto: “di solito si dice così quando si possiede sul proprio terreno un bene vincolato e si cerca di demolirlo se già non lo si è fatto…”. “No,no, il proprietario è una persona seria, è un avvocato”. “Ma allora, se è una persona seria, perché non ha denunciato l’edificazione abusiva di un falso sul suo terreno” – mi sono chiesto, per nulla convinto. Abbiamo superato le catenelle pensando che spesso i proprietari dei fondi sbarrano abusivamente le strade vicinali con diritto di passaggio pubblico. Abbiamo cercato nella direzione da lui indicata. Non li abbiamo visti, per quanto piccoli avremmo saputo riconoscerli dalle foto. Nei pressi si trova invece il cantiere di una villetta in costruzione che non abbiamo violato. Speramo ardentemente non siano stati demoliti. Amici, come fare per far eseguire le necessarie verifiche?

    • Marco Piccinni ha detto:

      Ciao Franco,
      posso garantirti che per fortuna i dolmen non sono stati demoliti e sono nell’esatto punto indicato dalle coordindate di questo articolo, sono in una posizione di poco internata rispetto alla strada.
      un saluto

  2. Cesare De Salve ha detto:

    I dolmen sono sempre la dove Oreste Caroppo li ha scoperti nel 1993.
    Osservando bene si trovano facilmente, dalla vostra descrizione dei luoghi intuisco che siete arrivati molto vicino.

    La foto che allego, cortesemente autorizzata dalla proprietà, è del gennaio 2013, la stessa rimanda al nostro sito, dove troverete ogni notizia, sostenibile, oltre a precise indicazioni per ritrovarli.

    Con l’occasione Vi invito a visitare il nostro nuovo sito
    http://www.dolmenhir.it

    Un’appassionante escursione, alla ricerca delle nostre radici, tra tutti i dolmen e i menhir della Provincia di Lecce, con tutte le indicazioni per poterli rintracciare.

    Nostro scopo, è anche quello di coinvolgere tutti coloro che possono valorizzare, difendere e promuovere questi beni, nella convinzione che la migliore difesa delle cose, sia la maggiore conoscenza delle stesse.

    http://www.dolmenhir.it/images/caroppo/caroppo_300113_055.jpg

Rispondi a Cesare De Salve Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *