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Quel faro che illumina i nostri cuori

Chi ha ucciso Ilaria Melcarne? E perché lo ha fatto? Magari si tratta di suicidio… E’ stata ritrovata col viso sfigurato “da un colpo d’arma da fuoco e il sangue ormai raffermo tutto intorno…” su un’ispida scogliera che guarda l’Adriatico, a un passo dal mare e dalla masseria “Le delizie del faro”, delle sorelle Ginevra e Aurora. Ha lasciato un marito, Vito, e un bimbo disabile, Leonardo.

Indaga l’avvocato Raffaele Conti, già alle prese con un caso delicato: le mutilazioni genitali subite da una bimba, Laila (art. 583 bis c.p.), che sogna una barca.

Giallo in Salento, fra fichidindia, muretti a secco, piatti del territorio, odori forti, colori decisi. Una terra di uomini solari, trasparenti, e perciò ontologicamente distante dai misteri di questo tipo: e non a caso è un genere letterario poco praticato. E per questo il thriller risulta più intrigante e coinvolgente, creando una suspence sottile fino all’ultima riga.

“Il faro delle tenebre”, di Alessandro Bozzi, Musicaos Editore, Neviano, Lecce 2019, pp. 206, euro 15,00, postfazione di Oronzo Valletta, collana “Le Citrine”, è la seconda opera dello scrittore (è nato nel 1984 a Zug, in Svizzera, laureato in Giurisprudenza a Trieste) che vive sospeso fra il Friuli e il Salento (“la terra del rimorso”) e che due anni fa pubblicò, con lo stesso editore, “La libertà danza tra gli ulivi”.

Di solito l’opera numero due crea attese: riuscirà lo scrittore a confermare le premesse della precedente? Bozzi ci riesce e ci regala una storia magica, in certi snodi solenne, densa di amore per la sua terra, elevata a elemento narrativo pregno di epos e di etos, pregna di una spiritualità ancestrale, la stessa che esala dalle location in cui si muovono i personaggi, dal Friuli al sud Salento di selvaggia bellezza attraversati dalla stessa energia primordiale.

La psicologia dei personaggi è ben plasmata, con rapidi tocchi, come deve essere, senza barocchismi inutili. Rispetto al primo, pure notevole, c’è una maturità stilistica e una padronanza della storia più marcate, ma anche una dolcezza e una pietas che corrono carsicamente.

Oltre a nuove e seducenti modulazioni che reggono la storia: l’uso di espressioni dialettali, giusto per renderla identitaria, ma sempre con lo sguardo aperto sul mondo (in questo caso dalla Grecia al Portogallo), com’è per la gente del Salento (un topos culturale) dal paesaggio “brullo e silente”.

Attraverso un intreccio di situazioni imprevedibili, in una trama che offre imprevisti a ogni pagina, perché, come diceva anche Nietsche, la realtà, e il nostro cuore, non sono mai come appaiono e solo la luce di un faro può osare svelarle.

Francesco Greco


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