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L’uluzziano

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Uluzziano, non una specie umana distinta dalle altre nel grande albero genealogico dell’evoluzione degli ominini* ma una cultura archeologica, ossia un’insieme di caratteri distintivi, materiali e immateriali, che si presentano costantemente insieme in un’area geografica e in periodo storico specifici. Ci troviamo nella baia di Uluzzo, Nardò, 44.000 anni fa.

A lungo in bilico tra Neanderthal e Sapiens, l’Uluzziano si è conquistato un primato d’eccezione come il primo Sapiens nel vecchio continente. Una delle entità culturali che andarono a sostituirsi alle popolazioni locali dell’eurasia occidentale tra i 55.000 e i 40.000 anni fa. Provenivano dall’Africa, con un bagaglio tecnologico (probabilmente) già precostituito, e si diffusero copiosamente nella penisola salentina così come i fiori di asfodelo (uluzzu nel dialetto locale) che ne ricoprono il terreno e da cui prende il nome.

I reperti associati alle varie comunità Uluzziane sparse sul territorio italiano presentano numerosi elementi di continuità, indice di contatti frequenti tra di esse o prova di un’identità culturale precostituita e ben radicata già prima della migrazione.

Grotta del Cavallo nella baia di Uluzzo

L’Uluzziano viene individuato per la prima volta da Palma di Cesnola* nel 1964 nella grotta del Cavallo nel parco naturale di Porto Selvaggio, Nardò (LE), in uno strato datato a 44.000-43.000 anni fa: due molari umani non associabili a nessun taxa*, ma sovrapponibili ad un contesto storico che abbraccia il paleolitico medio e superiore. Successivamente sono state identificate stratificazioni Uluzziane anche in altre cavità neretine come Grotta di Serra Cicora, Grotta Mario bernardini, Grotta di Uluzzo e Uluzzo-C (Carlo Cosma),  poi in Grotta delle Veneri a Parabita (LE) e ulteriori riscontri in Campania, Calabria, Toscana, Veneto e in Grecia.

Resti umani provenienti dalla Grotta del Cavallo. Esemplare Cavallo E (A); esemplare Cavallo F (B); esemplare dente X (C). B = buccale, D = distale, L = linguale, M = mesiale. Barra di scala: 1 cm. (Moroni et alii, 2018)

Nel 2011 numerosi studi hanno messo in evidenza il comportamento “moderno” delle tecnologie utilizzate dall’Uluzziano, le padroneggiava con assoluta destrezza tanto da saturare le stratificazioni archeologiche tra i 43.000 e i 41.000 anni fa. Rappresentano una rottura netta con le tecniche e metodologie del passato! Non poteva trattarsi quindi di un Neanderthal ma di uno tra i primi Sapiens europei. Tra l’altro, nei contesti meridionali condivisi dalle sue specie, le stratificazioni archeologiche sono nettamente separate da un vuoto documentativo, a differenza dei contesti dell’italia centro-settentrionale dove si osserva un fenomeno di transizione graduale del concetto di “fare litica”. Ne consegue una scansione crono-tipologica più dettagliata la quale si avvicina molto alle dinamiche sociali e popolazionistiche che dovevano caratterizzare l’Italia nel periodo dei cosiddetti complessi di transizione*: Una fase arcaica indica ancora il peso della tradizione musteriana precedente con aspetti finali Levallois* che testimonia un assorbimento delle tecniche Neandertaliane più tarde.

Una fase media o evoluta vede la specializzazione delle cosiddette “semilune” alla quale si accompagna una diminuzione dei caratteri di tradizione musteriana*. Infine a tetto della serie Uluzziana vi è una fase finale o recente caratterizzata da una contrazione delle semilune e una crescita dei denticolati*, sintomo di scambi e intrusioni culturali di ambito Aurignaziano*. 

Alcuni ricercatori (Zilhão et alii, 2015) hanno comunque posto delle obiezioni, denunciando  un importante disturbo nella trincea di scavo che potrebbe aver compromesso le indagini di Palma di Cesnola. Successive e meticolose osservazioni (Moroni et alii, 2018) hanno smentito queste contestazioni accertando che non sussistono motivi validi per mettere in dubbio l’integrità del deposito analizzato, dato che i reperti chiave sono stati recuperati in uno strato indisturbato alla base del più antico focolare uluzziano.

L’Uluzziano è riconosciuto come il Sapiens più antico d’Europa!

Gli Uluzziani erano abili artigiani della pietra, specializzati nella produzione di micro-manufatti: oltre alla produzione di semilune, già menzionate, erano esperti nella scheggiatura bipolare* su incudine e ottenevano semplici ma efficaci lamelle e raschiatoi partendo da schegge termiche*. I tempi di produzione erano drasticamente ridotti e non rappresentavano più l’impegnativo investimento di tempo del musteriano: una rivoluzione tecnologica che non trova riscontri nel panorama europeo!

Uluzziano: punta in osso, n. 1; bulino, n. 2; troncatura, n. 3;
semilune, nn. 5,6; grattatoi, nn. 7-10; lame ritoccate, nn. 11, 12; ra-
schiatoi, nn. 13, 14; denticolato, n. 4. (Dini e Tozzi, 2012)

Secondo uno studio del 2019 gli Uluzziani potrebbero aver già fatto uso dell’arco (Arrighi et alii, 2026), anticipando così le prime attestazioni dell’uso di quest’arma di ben 20.000 anni! Nelle grotte di Castelcivita (SA) sono stati scoperti resti di tagli intenzionali sull’omero di un rapace per l’asportazione delle penne lunghe e rigide delle ali, usate nell’impennatura delle frecce per migliorare stabilità e precisione della traiettoria. Le semilune nella Grotta del Cavallo sarebbero state invece utilizzate per armare frecce e giavellotti da scagliare con un propulsore. Questo potrebbe aver influito sulle scelte delle prede, mediamente piccole, e sul loro trattamento (ricordando pratiche del paleolitico superiore). Le falangi, ossa del carpo e del tarso venivano processate per l’estrazione del midollo e del tessuto osseo spugnoso, dimostrando grande abilità nello sfruttamento dei grassi in esse contenuti. Si assiste ad un incremento dell’attività venatoria a partire dalla fine del Paleolitico medio, indicando cambiamenti nelle strategie di caccia con un ampliamento della gamma di prede cacciate e della porzione del territorio esplorata ma, probabilmente, anche a causa di piccole variazioni climatiche.

L’Uluzziano retrodata l’attestazione dell’uso dell’arco di ben 20.000 anni!

Tra i 45.000 e i 38.000 anni fa l’Europa presentava un clima caratterizzato da un temporaneo miglioramento con oscillazioni moderatamente fresche e umide. Un habitat variabile ma con un denominatore comune, il paesaggio scarsamente forestato. Rari areali boschivi sono segnalati in Europa occidentale mentre nei Balcani e in Europa meridionale vi è un paesaggio essenzialmente steppico. A ciò si deve anche una differente composizione faunistica in base alla quale le strategia di caccia mutano.Infatti, nei siti uluzziani, la fauna varia in base alla geografia: al Nord (es. Grotta di Fumane, Veneto) dominano gli animali di ambiente boschivo e montano come il cervo e lo stambecco; al Sud (es. Grotta del Cavallo) prevalgono invece mammiferi di prateria e steppa, in particolare equidi come il cavallo selvatico e l’asino idruntino.

Baia di Uluzzu 45.000 anni fa. Elaborazione grafica di Yari Zippo tramite client di AI generativa

L’Uluzziano si è dimostrato essere un vero pragmatico, ciò nonostante non ha desistito dal dedicarsi alla ricerca dello stile e del senso estetico. Nel 2022 sono stati rinvenuti nella Grotta del Cavallo oltre 600 ornamenti realizzati con perline di conchiglie, scafopodi, gasteropodi, bivalvi frammentati e spaghi, seguendo un processo di produzione in serie. Ogni frattura, foro, alterazione su questi materiali risulta ricercata e assolutamente intenzionale.Non si usavano fossili già reperibili in loco ma venivano raccolti direttamente sulla linea di costa, allora separata dalla grotta da ben 12 km! Nessun altro sito ha restituito tanti ornamenti quanti la grotta del Cavallo, rendendo di fatto questa cavità una vera e propria boutique! Gli stessi ornamenti sono stati rinvenuti in tutti i siti italiani che hanno restituito tracce di Uluzziano, come una sorta di marcatore sociale alla pari di tatuaggi, scarificazioni, piercing a alterazioni fisiche per alcune tribù, per definire la propria identità in relazione ad altri gruppi.

ornamenti uluzziano
Ornamenti uluzziani. Selezione di conchiglie della Grotta del Cavallo. a) Antalis sp. (b) Tritia neritea. c) Antalis sp. d) Antalis sp. (e) Tritia neritea. (f) Homalopoma sanguigno. g) Columbella rustica. (h) Phorcus turbinatus. (i) Lembulus pella. (j) Glycymeris sp. (Modificato da ARRIGHI et al., 2020b). Selezione di conchiglie dalla Grotta della Cala: Antalis vulgaris (k), Homalopoma sanguineum (l), Clanculus corallinus (m), Glycymeris nummaria (n, o). Riparo Broion: Antalis vulgaris (p, q, s, t), Antalis inaequicostata (r), Theodoxus danubialis (u). (Modificato da ARRIGHI et al., 2020c). Fonte: Modificato da Arrighi et al. (2020b, 2020c). (Marciani et alii, 2022)

Marco Piccinni e Yari Zippo

NOTA: Per un visita immersiva di Grotta del Cavallo si rimanda al seguente link.

* FORSE NON SAPEVI CHE:

Musteriano: principale cultura preistorica del Paleolitico medio, associata per la maggiore all'Homo neanderthalensis e datata tra gli 80.000 e i 35.000 anni fa.

Ominino: famiglia zoologica dell’ordine dei Primati che comprende la specie umana attuale, le specie umane estinte, note attraverso resti fossili, e le grandi scimmie (Treccani, s.d.) .

Palma di Cesnola (1928-2019): titolare della cattedra di paleontologia dell’Università di Siena; paleoantropologo di fama internazionale e autore di studi sul Paleolitico italiano).

Complessi di transizione: nella lavorazione della pietra sono industrie preistoriche che mostrano il passaggio tecnologico tra il Paleolitico medio e il Paleolitico superiore (tra 45.000 e 38.000 anni fa).

Levallois: metodologia litica, tecnica rivoluzionaria di lavorazione della pietra nata nel Paleolitico inferiore ma diventata il simbolo del Paleolitico medio (l'epoca dei Neanderthal). Il metodo Levallois prevede una sequenza di quattro passaggi chiave incentrati sulla gestione geometrica del blocco di pietra (nucleo): 1 Scelta del materiale, 2 Sgrossatura periferica, 3 Preparazione della superficie, 4 Distacco predeterminato.

Aurignaziano: prima grande cultura del Paleolitico superiore in Europa, introdotta dall'Uomo Moderno (Homo sapiens) circa 43.000 anni fa. Rappresenta una rivoluzione tecnologica totale rispetto al passato.

Scheggia termica: pezzi di materiale, solitamente vetro o roccia, che si staccano e si rompono a causa di sbalzi improvvisi ed elevati di temperatura.

Scheggiatura bipolare: tecnica preistorica di lavorazione della pietra in cui il blocco da scheggiare viene appoggiato sopra un'incudine fissa e colpito dall'alto con un percussore. L’oggetto viene così scheggiato da ambo le parti affinato rapidamente.

Taxa: nelle scienze biologiche, le categorie sistematiche (taxon, al singolare) corrispondenti a entità, raggruppamenti ordinati degli esseri viventi. I t. possono essere di qualsiasi livello gerarchico: in senso decrescente ricordiamo il phylum (o tipo), la classe, l'ordine, la famiglia, il genere e la specie (Treccani, s.d.).

BIBLIOGRAFIA:

Dini M., Tozzi C., 2012, La transizione paleolitico medio - paleolitico superiore nella Grotta La Fabbrica (Grosseto - Toscana)

Zilhão J., Banks W. E., D’Errico F. , Gioia P., 2015, Analysis of Site Formation and Assemblage Integrity Does Not Support Attribution of the Uluzzian to Modern Humans at Grotta del Cavallo.

Peresani, M., Cristiani, E. e Romandini, M., 2016. The Uluzzian technology of Grotta di Fumane and its implication for reconstructing cultural dynamics in the Middle–Upper Palaeolithic transition of Western Eurasia. Journal of Human Evolution.

Moroni A., Ronchitelli A., Arrighi S, Aureli D., Bailey S. E., Boscato P, Boschin F., Capecchi G., Crezzini J., Douka K., Marciani G., Panetta D., Ranaldo F., Ricci S., Scaramucci S., Spagnolo V., Benazzi S., Gambassini P., 2018, Grotta del Cavallo (Apulia – Southern Italy). The Uluzzian in the mirror.

Martini F., 2019. Archeologia del Paleolitico. Storia e culture dei popoli cacciatori-raccoglitori. Roma, Carocci.

Marciani G., Benazzi S., Moroni A., 2022, O primeiro povoamento do Homo sapiens na Itália: o que sabemos sobre o tecno-complexo Uluzziano.

Salento, scoperto l'atelier dell'homo Sapiens nella Grotta del Cavallo di Nardò: "600 manufatti di 45.000 anni fa", 2022 in ilgiornaleditalia.it

Arrighi S., Crezzini J., Falcucci A, Marciani G., Rossini M., Moroni A., 2026, Grotte di Castelcivita. Un microcosmo di preistoria, in Archeologia Viva, ANNO XLV - N 238, luglio / agosto 2026, pp 18-31.

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