La libreria Fiordilibro di Galatina promuove ed organizza il Convegno : “Archeologia Sacra in Terra d’Otranto. Ipotesi per una ricostruzione storica dell’antico tracciato dei Pellegrini verso Finibus Terrae”. Giovedì 5 dicembre, ore 19,00, Sala Cultura della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria – Galatina.
L’Associazione Galatina Arte Storia e Cultura presenta il laboratorio didattico di Soul Kitchen, rivolto ai bambini, intitolato “La notte di Samhain: le tenebre prima di Halloween”.
Ideatori e responsabili di progetto: Daniela Bardoscia, Silvia Cipolla e Francesco Luceri.
Prosegue il lavoro di “Galatina, Estate e Cultura”, progetto ideato e realizzato da Daniela Bardoscia, Silvia Cipolla e Francesco Luceri e promosso dell’ Ass. “Galatina, Arte, Storia e Cultura”.
Poco distante dal centro abitato di Galatina, lungo una stradina di campagna, ecco apparire d’un tratto una cupola. Una visione indubbiamente strana per la nostra vista, abituata al più a scorgere la pietra irregolare dei “furneddhri”. Maggiormente insolita perché da lontano appare poggiata sulla nuda campagna, al riparo dietro un muretto un secco.
Avvicinandosi l’arcano si svela e il mistero lascia spazio allo stupore. Un ampio e profondo incavo di forma quadrangolare, scavato nella roccia, accoglie al suo interno la chiesa di Santa Maria alla Porta la cui cupola, e solo questa, è quanto appare all’esterno alla vista di chi procede lungo la strada che attraversa quello che una volta era l’antico e ormai perduto casale di origine basiliana, Pisanello.
I bambini entrarono nella stanza cercando di far meno rumore possibile. Sapevano di trovare la nonna come al solito seduta su una vecchia sedia dietro l’uscio, addormentata in posizione così precaria che chiunque sarebbe caduto al suo posto, ma non lei. Con le spalle avvolte da una copertina di lana che lei stessa aveva fatto lavorando ai ferri e con una borsa d’acqua calda sulle gambe, la nonna sentì i due bambini che si avvicinavano di soppiatto ma non aprì gli occhi, continuando a far finta di dormire. Solo quando il più piccolo dei due, accovacciato ai suoi piedi, iniziò a giocare con i pendagli della copertina finse di svegliarsi quasi di soprassalto – “Ehi voi due che ci fate qui? Mi avete fatto prendere uno spavento, pensavo fossero i ladri”.
I due bambini iniziarono a ridere, contenti di aver fatto una sorpresa alla loro nonnina.
Uno degli studi più importanti condotti sul Tarantismo lo dobbiamo all’insigne antropologo Ernesto De Martino, che nell’estate del 1959 giunse nel Salento con un équipe composta da un medico, uno psichiatra, una psicologa, uno storico delle religioni, un’antropologa culturale, un etnomusicologo e, infine, un documentarista cinematografico per studiare come nessuno aveva mai fatto prima il complesso fenomeno delle “tarantate“. Il risultato del suo lavoro fu un libro “La terra del rimorso”.
La campagna-studio di De Martino si è articolata in un lasso di tempo piuttosto breve, dal 22 Giugno al 10 Luglio, periodo nel quale si sarebbe risvegliato il mistico rimorso delle ultime tarantate di Galatina e dintorni, in occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo. Su quest’ultimo si è avvolto lo stadio finale dell’evoluzione del tarantismo.
Tempo di lettura: 3minutiCivetta (Fonte: www.windoweb.it)
La cuccuascia, è il termine dialettale con cui nel salento si indica la civetta, che secondo alcuni simboleggierebbe l’uccello del malaugurio. La civetta fa parte del simbolo dello stemma di Galatina insieme alle chiavi pontificie e ad una corona. Era anche, insieme al gufo, l’animale associato alla dea Minerva, la corrispettiva dea romana della greca Atena.
Minerva era la figlia di Giove e di Metide. Venne considerata la divinità vergine dei guerrieri, della poesia, della medicina, della saggezza, del commercio, delle arti, nonché inventrice della musica. Con il termine di Minerva Medica, fu la protettrice della medicina e dei dottori.
Adattando il mito greco di Atena, i Romani le attribuirono una nascita non naturale, dovuta piuttosto ad una terribile emicrania di Giove. Vulcano ne aprì la testa estraendone Minerva già dotata d’armatura e scudo, immagine che ha influenzato gli scrittori occidentali nel corso degli anni.
Era il lontano 1745 quando per la prima volta, un fortunato passante ebbe la possibilità di assaporare il famoso pasticciotto leccese. Per la verità all’epoca non si chiamava ancora pasticciotto…a dire il vero non aveva nemmeno un nome…dato che è nato per cura casualità.
Il suo creatore fu un pasticciere di Galatina, Nicola Ascalone che, durante la normale produzione giornaliera, nella quale cercava di reinventare il suo repertorio culinario con muovi prodotti, mise insieme in un piccolo stampino di rame di 10 cm x 6 un rimasuglio di ingredienti: pasta frolla e crema pasticciera, un pasticcio per l’appunto.
Una volta cotto, il fantomatico prototipo di pasticciotto fu donato da un passante che ne decantò immediatamente il sapore e la bontà. Da quel giorno il pasticciotto ne ha fatta di strada fino a quando, nel 1911, un pasticciere sito in piazza Sant’Oronzo ne codificò la ricetta esportandolo nel resto d’Italia con la denominazione tipica.
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