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Melendugno

I luoghi da visitare e le tradizioni da conoscere a Melendugno

Torre dell’Orso, Melendugno

Tempo di lettura: 2 minuti

E di vèr l’Orïente un curvo seno

in guisa d’arco, a cui di corda in vece

sta d’un lungo macigno un dorso avanti,

ove spumoso il mar percuote e frange.

Ne’ suoi corni ha due scogli, anzi due torri,

che con due braccia il mar dentro accogliendo,

lo fa porto e l’asconde; e sovra al porto

lunge dal lito è ‘l tempio.

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Torre Sant’Andrea, Melendugno

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Porta il nome di un Santo apostolo. La sua immagine è stata utilizzata fino allo sfinimento su decine di migliaia di guide e depliant da quando questa terra ha scoperto la sua vocazione turistica. Resa celebre sulla televisione nazionale dal 2000 per uno spot di una nota compagnia di telefonia mobile. Bellissima ma fragile. La costa di Torre Sant’Andrea.

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La grotta di San Cristoforo, Melendugno

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Due gemelli, uno umano e l’altro destinato all’immortalità. Uno strano guerriero muto con la testa di un canide. Un gigante buono alla ricerca del più potente sovrano da servire. Il signore dell’olimpo con le sue folgori. Personalità differenti nella natura e nell’aspetto che si ritrovano in un luogo, lo stesso, da secoli. La grotta di San Cristoforo nella marina di Melendugno.

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La grotta della Posia di “Roca Vecchia”

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Non c’è nulla di più romantico se non quello di associare la parola poesia ad una luogo, un’avvenimento importante, ad una particolare mistura di situazioni e circostanze che hanno particolarmente colpito l’occhio di chi le ha vissute in prima persona. E’ vero anche anche le poesie non sono sempre e solo romantiche, basti pensare ai “Fleur du MalCharles Baudelaire, in cui l’approccio dell’orrore e del lato peccaminoso della società venivano per la prima volta decantati al pubblico con estrema franchezza.

Un insieme di eventi contrastanti possono essere dunque associati al termine “poesia”, forse gli stessi che hanno indotto a rinominare una delle più famose grotte della marina di Melendugno, la grotta della Posia di Roca Vecchia.

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La stella dei D’Amely nel Palazzo Baronale di Melendugno

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A cura di Giuseppe Arnesano

Questa domenica ripercorriamo le strade del Salento centro-orientale in direzione di Melendugno, situato tra il capoluogo e Otranto. La leggenda narra di Malennio mitico re dei salentini e discendente di Minosse che, dopo aver fondato Syrbar, antico nome della località costiera di Roca e,  l’attuale Lecce, attribuisce dal suo nome Malen-nio al piccolo centro il toponimo di Melendugno, in seguito trasformato da Malandugno (portatore di sventura) a Melendugno (portatore di dolcezza). Fonti non ufficiali riconducono l’origine del nome dallo stemma comunale, sul quale vi è raffigurato un albero di pino d’aleppo con al centro un insieme di alveari legati alla produzione di miele che in dialetto locale viene chiamato “mele”.

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Torre dell’Orso, la leggenda delle due sorelle

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Come spesso accade i luoghi più belli e incantati del Salento sono anche quelli più intrisi di mistero e antiche leggende.

La leggenda, una semplice storia narrata oralmente da generazione in generazione, dai popolani ai curiosi viaggiatori che nei secoli hanno oltrepassato questa terra, o semplicemente da una guida ad un turista; per quanto semplice possa essere custodisce in sé qualcosa di ammaliante, tanto da spingere gli occhi dell’osservatore a guardare senza sosta l’oggetto di tanto mistero…Quella che tocca le spiagge di Melendugno, nella località che prende il nome di Torre dell’Orso, è sicuramente una delle più belle e tristi leggende che il Salento ha da raccontare…

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