TIGGIANO (Le) – L’attrice premio Oscar (per “The Queen”, 2006) Helen Mirren è una delle clienti più affezionate e gli ha affibbiato il nomignolo, graditissimo, di “King of Mortadella”. Diventando in tal modo una testimonial della sua salumeria, a Tiggiano, nel Leccese (sud Salento). Così Giuseppe Alessio ha trasformato la sua golosità in una start-up di successo. E ha solo 25 anni. Ma già potrebbe dare lezioni di marketing, senza master particolari che non siano dettati dal suo intuito di ragazzo meridionale che lavora da quando è nato, come suo padre e suo nonno.
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Tiggiano
I luoghi da visitare e le tradizioni da conoscere a Tiggiano
TIGGIANO (Le) – E’ nata una star della musica e della cultura popolare. Si chiama Liberato Ricchiuto e ha quasi 90 anni. Vive a Tiggiano, con la moglie Luigia Capece: dal loro matrimonio felice sono nati quattro figli. Il paese gli vuol bene perché con i suoi canti, le serenate, i culacchi porta allegria, scaccia la tristezza della vita, contagia un po’ di speranza nel futuro.
Lascia un commentoTiggiano abbina il suo nome alla festa di Sant’Ippazio (Santu Pati) che ricorre il 19 gennaio di ogni anno. La festa comincia la mattina, con la fiera del bestiame e dei prodotti agricoli, e si conclude il pomeriggio con la processione del Santo per le strade del paese. La fiera si caratterizza per la vendita di due particolari prodotti e, cioè, le scìscele (giuggiole) e pestanache, un tipo di carota dolce, spesso di considerevoli dimensioni, adatta al consumo fresco. La processione, invece, si connota perché preceduta dall’innalzamento dello “stendardo”, un’asta lunga sette metri, avvolta da un pesante panneggio e sormontata da una pigna di ghisa del peso di cinque chili. La festa è un evento molto sentito e partecipato dalla popolazione del Capo di Leuca, in quanto Sant’Ippazio è ritenuto protettore degli organi genitali maschili.
Lascia un commentoIl sabato pomeriggio, giorno precedente la Domenica delle Palme, un componente delle famiglie tiggianesi, di solito il padre, se ne tornava dalla campagna propria, se ne possedeva o da quella altrui, portandosi sulle spalle, se non avesse avuto altri mezzi di locomozione, o sul traino, con un fascio di rami d’ulivo. Servivano il giorno dopo per la Domenica delle Palme.
Lascia un commentoLa ditta non assume e scoppia la rivolta delle tabacchine che metterà lo Stato fuori da Tiggiano per quasi un mese.
Il mondo della tabacchicoltura locale 50 anni fa visse un periodo di profonda trasformazione dopo la morte del tenutario Mario De Francesco, che aveva sposato la baronessa Maria Serafini Sauli e lavorava il tabacco con una concessione dei Monopoli di Stato.
Un uomo che deteneva e controllava tutto, ma che in fondo era buono perché garantiva lavoro alle centinaia di donne del paese. E un salario in casa, in un periodo di fortissima emigrazione maschile, era una risorsa indispensabile soprattutto quando c’erano tante bocche da sfamare.
Nel 1961 il nuovo amministratore dei beni della baronessa, Giovanni Bentivoglio della vicina Caprarica del Capo, decise di concentrare la lavorazione dei tabacchi in una fabbrica di Tricase e non convocò la manodopera locale (circa 250 donne, un quarto della popolazione femminile dell’epoca) per la manifattura di Tiggiano. Lo stesso fece per quella di Lucugnano, dove le maestranze cominciarono a protestare ai primi di gennaio.
L’agitazione di chi vedeva sottratto il lavoro stagionale dilagò e il 17 arrivò anche qui, con presidi di gente davanti al municipio e alla fabbrica. Il 22 si sparse la voce che la ditta concessionaria aveva assunto operaie forestiere e le tabacchine tiggianesi, sostenute dalle Acli, misero sotto assedio il paese.
Le strade di ingresso al piccolo centro vennero chiuse con le barricate, la folla si spostava in continuazione dal tabacchificio al palazzo baronale, i picchetti stazionavano giorno e notte davanti al municipio messo sotto assedio, mentre si susseguivano incessanti le comunicazioni tra sindaco, carabinieri, prefettura e Acli per cercare di placare gli animi.
Il 25 gennaio 1961 la situazione precipitò.
Stando alle cronache dell’epoca raccontate dai protagonisti come il responsabile di zona Acli Giacomo De Donno e raccolte dal professor Rocco Margiotta, quel giorno la ditta fece entrare nel magazzino alcune lavoratrici provenienti da fuori Tiggiano e la fabbrica venne assaltata dalle tabacchine locali che misero in fuga le concorrenti e l’amministratore. La baronessa scappò dal retro del palazzo scortata dai carabinieri e si rifugiò a Tricase senza mai più fare ritorno in paese.
Le trattative furono estenuanti ma Bentivoglio il 9 febbraio decise di mandare comunque al lavoro alcune donne forestiere, che però rimasero intrappolate nel tabacchificio ormai circondato dalle tiggianesi. Ne nacque uno scontro con il concessionario, che in auto tentò di far uscire le operaie dalla fabbrica, e la folla. Una ragazza rimase ferita, l’autista venne linciato, i carabinieri lanciarono lacrimogeni e da Lecce giunsero un centinaio di soldati con 15 mezzi militari per reprimere la rivolta.
La notte tra il 9 e il 10 febbraio fu quella della battaglia, con le cariche dei militari e le sassaiole di risposta della gente, che ruppe l’illuminazione pubblica per non essere vista e catturata. In piazza Olivieri i militari erano pronti a far fuoco ma in testa alla folla si misero bambini e anziani e solo per miracolo la rivolta non finì con uno spargimento di sangue.
Dopo 27 giorni di sciopero le richieste delle lavoratrici vennero accolte e ritornò l’ordine pubblico tra la generale soddisfazione della popolazione e delle istituzioni. Tutte le tabacchine vennero assunte.
Mauro Ciardo – La Gazzetta del Mezzogiorno, 24 Gennaio 2011
Lascia un commento“Santu Pati o chiuviti o nivacati”!
“De Pasca bbufanìa tutte le feste vannu via, ma mo rispunne Santu Pati e mie acci me llassati, poi rispunne a Cannalora, nci su ieu e lu Biasi ncora”.
La festività del santo protettore di Tiggiano, S. Ippazio Vescovo e martire, ricorre il 19 gennaio. Vissuto nel IV sec. d.C., partecipò al Concilio di Nicea del 325 d.C., convocato dall’imperatore Costantino per dirimere l’eresia di Ario, l’eresia ariana. ll Vescovo di Gangra, sostenne teologicamnte che Gesù era una persona ma anche Dio, Ario esagitato gli sferrò un calcio nel basso ventre. I seguaci ariani e i donatiani, tesero poi un agguato al Vescovo che si recava, a piedi, a visitare le comunità. In una gola della Turchia settentrionale attuale, nella provincia romana della Paflagonia, alcuni nascosti lo lapidarono, ma fu una donna malvagia a dargli il colpo mortale, lanciandogli un grosso masso che lo colpì in testa. Il Vescovo, dopo un’agonia tormentata morì.
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