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Cutrofiano

I luoghi da visitare e le tradizioni da conoscere a Cutrofiano

Aviso Torre Mozza (Avisu da Turre), Cutrofiano

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L’aviso di Torre Mozza si apre al centro di una estesa depressione posta a margine della strada Maglie-Cutrofiano. L’inghiottitoio riceve le acque del Canale Lame, uno tra i principali corsi d’acqua a carattere temporaneo della provincia, ed è composto da un unico grande pozzo con un ingresso ampio e scenografico, profondo poco meno di 30 metri, coronato da alberi di fico e da una generosa vegetazione.

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La casa dei Santi di Rocco Ferraro, Cutrofiano

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Non passa giorno sulla terra che un individuo non si interroghi sul senso della vita e della morte, di quel processo naturale che prevede il superamento di una soglia oltre la quale non c’è più ritorno. Potrebbe non esserci nessuna luce alla fine del tunnel e vagare per sempre nell’oscurità di un sonno senza risveglio, oppure ancora incontrare un bagliore accecante nel quale intravedere le sagome di quanti abbiamo conosciuto in vita e che hanno fatto il grande passo prima di noi, coccolati da una schiera di santi e angeli.

Era sicuramente quest’ultima la visione che aveva preso forma nella mente di Rocco Ferraro, un uomo semplice, che ha conosciuto la fede in un modo del tutto inaspettato. Una devozione infinita, incapace di essere misurata con qualsiasi forma di metro, sconfinata forse nell’esuberanza e nell’appariscenza. La visione che aveva Rocco del mondo oltre la vita è stata ricreata proprio lì, nella sua piccola abitazione di Cutrofiano, che per l’occasione venne da tutti ribattezzata “La casa dei Santi”.

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Il lago della Signureddha (o della fanciulla)

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Fiabe incantate partorite da un nome, la fanciulla, o signureddha. E’ il nome di un lago in territorio di Cutrofiano, li dove sarebbe potuta esistere una leggenda in cui una giovane fanciulla danzava con armoniosa eleganza su acque limpide, cimentandosi in voluttuosi passi a due con libellule spose dell’arcobaleno, su una musica composta da scale armoniche di ranocchie che gracidano al sole.

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Al via la III edizione de “LI UCCI FESTIVAL” a Cutrofiano (Le) dal 2 al 5 ottobre

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In ricordo del grande cantore Uccio Aloisi, torna a Cutrofiano dal 2 al 5 ottobre la III edizione de “Li Ucci Festival”: quattro giorni di mostre, convegni, incontri, workshops, arte, bike tour e un concerto-evento finale. Il 21 ottobre 2010 si spegneva nella sua casa di Cutrofiano, un paesino del Salento, a sud di Lecce, il grande aedo Uccio Aloisi.

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San Giovanni Piscopio a Cutrofiano

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Al centro della penisola salentina, lungo le direttrici per raggiungere Otranto, Gallipoli e Santa Maria di Leuca, sorgevano un tempo alcuni piccoli casali di cui oggi rimangono poche tracce: Francavilla, Petrore, Badia e Piscopio.

Attraversati da frotte di pellegrini diretti verso de finibus terrae e in prossimità di numerosi centri importanti come Galatina, Supersano, Ruffano e Scorrano, questi territori hanno restituito numerose testimonianze della presenza antropica fin da tempi remoti. Ne sanno qualcosa i contadini che qui possiedono dei terreni e che si sono dimostrati, inconsapevolmente, “archeologi in trattore”. Proprio l’utilizzo di mezzi agricoli pesanti, durante la realizzazione di alcune centinaia di buche per la piantumazione di alberi di ulivo, ha riportato alla luce i resti di alcune sepolture di epoche differenti.

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Un anno fa l’ultimo viaggio di Ucciu Aloisi, il cantore antico del Salento

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Un anno fa, il 21 ottobre 2010, si spegneva nella sua casa di Cutrofiano, un paesino del Salento, a sud di Lecce, il grande aedo Ucciu Aloisi. La sua storia è  narrata dai mille concerti tenuti in tutte le piazze del sud, in ogni sagra o festa paesana, quando si presentava l’occasione di cantare le gesta non dei grandi eroi, ma delle fatiche inenarrabili dei contadini, della povera gente che si sforzava di riuscire a vivere e che trovava solo nel ritmo irrefrenabile, cadenzato delle canzoni, la vaghezza di perdersi, quel sollievo necessario a sopportare le sofferenze, la rudezza tipica della vita popolare. Ma non di meno colpivano anche, nelle espressioni e nelle immagini dei suoi testi, il calore e la passione di uno sguardo, di un amore fugace, così come l’invito a danzare ritmi forsennati, il piroettamento senza fine delle tarantate, portate alla cronaca antropologica da Ernesto De Martino nel suo celebre saggio “Sud e magia” del 1952.

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Sant’Antonio delle focare

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Il culto del fuoco è molto sentito nel Salento date le sue origini pagane. Con l’avvento del Cristianesimo questi riti si sono accompagnati a quelli Cristiani fino ad esserne con il tempo completamente assorbiti. La tradizione vuole che nel Salento siano sorte le prime chiese Cristiane d’occidente, in quanto San Pietro potrebbe aver compiuto il suo primo viaggio dalla Terra Santa con destinazione Leuca o Otranto. Sarebbe quindi stato inconcepibile mantenere riti pagani in una terra prescelta per la prima colonizzazione cristiana.

I riti del fuoco vengono celebrati in maniera molto diversa anche se la maggiorparte sfociano nelle così dette focare, ossia dei falò fatti nei centri cittadini e accostati di solito a celebrazioni religiose come quella della notte della vigilia di Natale, che tradizione vuole sia eretta per riscaldare le strade e le piazze di ogni città e prepararsi ad accogliere il bambinello che sta per nascere o affiancate a figure di Santi come Sant’Antonio Abate il cui culto è molto sentito a Novoli.

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Mpatulati e Pignatari

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Mpatulati e Pignatari sono i due simpatici soprannomi con i quali sono conosciuti gli abitanti di Cutrofiano. A dispetto di molti altri paesi salentini, questo soprannome è di tutto rispetto in quanto rispecchia e perpetua le antiche ogini artigiane che hanno contrassegnato queste ridente paesino.

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