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Poggiardo

I luoghi da visitare e le tradizioni da conoscere a Poggiardo

Cara Donna Eleonora, e se il Castello lo donassi ai cittadini di Poggiardo?

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POGGIARDO (Le) – Cara Donna Eleonora, Lei discende da un nobile Casato le cui origini si perdono nella notte dei tempi.
Ma non bui, splendidi, che rimontano al 1446 quando la regina Maria d’Enghien diede il Castello di Poggiardo in ricompensa con titolo baronale ad Agostino Guarini.

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TEATRO. Le immortali “Metamorfosi” dentro di noi

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POGGIARDO (Le) – All’ora del sipario, gli dei dispettosi hanno mandato sulla terra un violento acquazzone. Ma i mortali della compagnia teatrale “Ora in scena!” (Associazione Culturale Orizzonte) non si sono fatti spaventare: li hanno ringraziati perché la terra finalmente è stata dissetata, poi hanno atteso che la nuvola fantozziana passasse e pazientemente, resistendo all’umana tentazione di cantarne quattro a quelli dell’Olimpo, hanno asciugato la pioggia sul palcoscenico, la scenografia, la strumentazione elettronica, ecc.

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Il tempio di Demetra a Vaste

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Demetra, “Madre Terra” o “Madre dispensatrice”, sorella di Zeus, dea del grano e dell’agricoltura, artefice del ciclo delle stagioni da quando le venne portata via sua figlia, Persefone, da un dio oscuro la cui dimora lambisce le viscere della terra, tra gli inferi. Sono molti i luoghi di culto a lei dedicati, uno tra i più rappresentativi in Puglia è indubbiamente quello di Monte Papalucio ad Oria, che enumera diverse analogie con un tempio ipogeo rinvenuto sotto l’attuale pavimentazione di Piazza Dante, in quella Vaste messapica che ha regalato interessanti soddisfazioni a studiosi e archeologi.

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Il museo Archeologico di Vaste

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E’ il palazzo baronale di Vaste la sede designata per ospitare il museo archeologico dell’antica città messapica che raccoglie, dopo anni di studi e di scavi, solo una piccolissima percentuale, forse appena il 15%, dell’enorme mole di reperti rinvenuti all’interno di quello che era il circuito del fortilizio cittadino.

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Bosco dei Reali, Poggiardo

Tempo di lettura: 2 minutiUna campagna assolata solleticata dalle foglie di centinaia di ulivi che tormentano la loro esistenza in spericolati contorsionismi. Un’antica strada basolata, probabilmente del ‘700-‘800. Colori accesi, inconsueti, si profilano all’orizzonte come un tramonto materializzato tra i sassi e la macchia mediterranea. Una decina di anni fa in queste contrade c’era molto fermento…siamo nella metà degli anni ’60, nel Bosco dei Reali.

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Le sculture di noce e di ulivo modellate da Vincenzo De Maglie

Tempo di lettura: 3 minutiMinervino di Lecce, 21/8/1937: la data di nascita dello scultore in legno e in pietra leccese Vincenzo De Maglie. Intonacatore e cementista da ragazzo, andava in cantiere dal maestro a imparare l’arte: ‘Il mio maestro Antonuccio Nachira ebbe da riparare nel ’49-’50 il mosaico della Cattedrale di Otranto e mi portò con sé. Si rammentava una buca, si cuciva. Quel mosaico mi dette la grazia di imparare l’arte di scultore. Poi venne l’emigrazione in cinque paesi: in Francia, come minatore di carbone, Belgio, Olanda, Svizzera e Germania (8 anni), in tutto 20 anni. Tornato nel 1974, ho ripreso l’attività come contadino per hobby e di scultore per passione che prosegue fino ad oggi’.

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Le Grotte carsiche sulla serra di Poggiardo minacciate dall’attività estrattiva?

Tempo di lettura: 2 minutiI cosiddetti Mari Rossi della Serra di Poggiardo (Le), meglio conosciuti col termine locale di ‘arciddhrari’, terreni ricchi di argilla noti e utilizzati fin dal tempo dei Messapi, durante gli acquazzoni si riempiono di acqua e assumono l’aspetto di laghi o mari, distese a perdita d’occhio rosse per l’argilla e per la presenza abbondante di bauxite. Essi riservano al naturalista anche dei gioielli nascosti sottoterra: le “Grotte di Poggiardo” che costituiscono un interessante sistema carsico formato da dodici gallerie tra cui la ” Grotta delle Meraviglie” dove la bizzarria della natura ha scolpito, ricamato e colorato ogni centimetro quadrato di superficie.

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Fernando Rausa

Tempo di lettura: 4 minutiRiscoperto da qualche anno,  Fernando Rausa (1926-1977) è poeta dialettale che si nutre di quei valori universali che hanno radici forti nella sua  terra amara e desolata (come per il titolo di una sua raccolta: “Terra mara e nicchiarica”), amata con l’amore e con la rabbia, con l’entusiasmo e il disinganno, che nel poeta fanno tutt’uno in un canto vibrante appassionato lirico. Quei valori universali danno consistenza alla sua poesia accorata e sincera, spontanea ma non bozzettistica, che noi leggiamo oggi in due raccolte di versi pubblicate per il tramite del Comune di Poggiardo, dal figlio di Fernando, Paolo, insegnante, scrittore nonché raffinatissimo e versatile operatore culturale che vive in provincia di Milano.

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