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Intervista ad Antonio Caprarica: Giuseppe Arnesano

Intervista ad Antonio Caprarica

Elegante, come del resto nel suo stile, è stata la conversazione con Antonio Caprarica, ex direttore di Radio 1 e dei giornali Radio Rai, che da quest’anno ha oltrepassato la Manica ed è rientrato nella sua vecchia e amata Londra come corrispondete per il Tg1.

Nella sua ultima pubblicazione, “I Granduchi di Soldonia”, l’autore racconta di un viaggio alla scoperta dei nuovi ricchi, tra finanza selvaggia e ostentazione, sfruttamento selvaggio del lavoro e manovre sporche. L’occasione è buona per parlare dei granduchi del Belpaese, i quali “si guardano bene dalla tentazione del lusso ostentatorio, tipica dei nuovi ricchi”, afferma il giornalista salentino.

Durante la piacevole chiacchierata, Caprarica ha ricordato come il giornalismo, che in teoria dovrebbe essere il cane da guardia della politica, finisce per esserne “il cane da salotto”. Affermazione certamente a ragion veduta, considerate le riflessioni che il giornalista fa sul suo rapporto con la politica e con gli organi parlamentari di vigilanza e controllo. Non sono mancati i riferimenti al mondo dell’arte contemporanea e le critiche ai miliardari che “forzatamente pompano il mercato dell’arte”. La breve disamina sul mondo della comunicazione è stata arricchita da alcuni consigli spassionati per noi lettori, radio ascoltatori, telespettatori e internauti, sempre alla ricerca della “notizia”.

Arriverà un giorno nel quale l’Informazione sarà completamente autonoma dal sistema  pubblicitario, da quello delle vendite e degli editori?

No, non arriverà mai, e spero che non arrivi perché l’Informazione è una merce un po’speciale, a me non piacciono i giornali che non vanno a confrontarsi con il gradimento del pubblico e non mi piace la TV che non cerca l’audience. L’importane è non essere schiavi dei diktat dei pubblicitari, e produrre solo in funzione della commercializzazione. Si tratta di gradi diversi di controllo e di presenza sul mercato, ma non mi pare auspicabile un’informazione da stato epico. Un esempio che mi viene in mente è quello della Pravda, finchè era in piedi l’Unione Sovietica, il giornale vendeva, senza alcun bisogno di pubblicità, diciassette milioni di copie, quando è crollato il regime, il numero è sceso a diciassette mila copie. E’ evidente che la gente non lo voleva più leggere.

Parliamo del rapporto tra giornalismo e politica, il giornalismo è il cane da guardia della politica o ne è servo per ottenere benefici?

Il giornalismo dovrebbe essere il cane da guardia della politica, ma spesso è il “cane da salotto” della politica. Quando fui nominato direttore di Radio 1 e dei giornali radio rai di Roma, come da prammatica, la commissione parlamentare di controllo e vigilanza della Rai, mi convocò per gli editoriali. Dopo averli esposti, aggiunsi che si trattava di una convocazione inusuale e inaccettabile in qualsiasi Paese democratico, infatti in altri casi, sono i giornalisti a controllare ciò che fa il potere e non viceversa. La mia reazione scatenò delle polemiche, perché la politica italiana non si è ancora abituata a sopportare le differenti opinioni della stampa.

In merito alla sua ultima pubblicazione “I Granduchi di Soldonia” cosa pensa dei Granduchi del Bel Paese?

I Granduchi del Bel Paese sono poco più di una dozzina, ed è pur qualcosa, che un numero cosi ridotto di persone portino tutte lo stesso cognome, Benetton. Le caratteristiche del capitalismo italiano rimangono fortemente attaccate a quell’impronta familistica che è alla base della società Italiana. I Granduchi Italiani non si buttano direttamente sui monopoli, tanto per citarne qualche nome, penso a Moretti Polegato che ha inventato il marchio Geox da una semplice idea, Ferrero che è il primo dei miliardari italiani e che adopera parte dei suoi capitali per iniziative altamente sociali e filantropiche; ma a differenza dei loro colleghi russi, indiani o cinesi, i granduchi del Bel Paese si guardano bene dalla tentazione del lusso ostentatorio, che è un po’ tipica dei nuovi ricchi.

Come giudica gli investimenti nell’arte da parte dei neo-miliardari globali?

Penso che qualunque cosa incentivi la ricerca del Bello e del mercato dell’arte sia la benvenuta, ma sono molto critico nei confronti dei grandi miliardari che pompano forzatamente il mercato dell’arte. Un esempio: Charles Saatchi ha inventato in Gran Bretagna la Young British Art, una generazione di nuovi artisti, alcuni certamente validi e altri decisamente meno.  Se dovessi pagare decine di milioni di sterline per allestire le opere “in formalina”, come ad esempio lo “squalo”di Damien Hirst, direi che “è una roba che non sta nè in cielo, nè in terra”.

Dalle ultime osservazioni economiche il Salento risulta in una situazione statica. In che modo il nostro territorio può reagire alla recessione?

I salentini hanno intelligenza da vendere, ed è bene che la mettano in campo. Il resto lo faranno la società civile, il gusto del Bello che non ci manca e la capacità di sfruttare al meglio tutte le benedizioni che la natura ci ha regalato, ma che molte volte vengono ignorate.

Cosa ne pensa della questione Pugliese alle prossime elezioni Regionali?

Sinceramente, se vuole sapere il mio parere, mi sento molto rattristato dalla rissosità della classe politica Pugliese.

Secondo Lei, l’Italia è ancora un Paese arretrato rispetto alle grandi potenze europee?

Guardi, Vitiliano Brancanti negli anni cinquanta scriveva: “ gli italiani sono pronti a tutto, perfino a fare la Rivoluzione, pur di rimanere arretrati”. Credo che rispetto a quei tempi la situazione sia un po’ cambiata, ma resta il fatto che rispetto ai grandi Paesi con la Gran Bretagna, la Francia e la Germania, l’Italia ha ancora alcuni limiti, gravi fattori di arretratezza: l’inefficienza delle strutture statali, una rete infrastrutturale inadeguata e un mercato dei capitali e del lavoro debole e indolente.

Lei è stato direttore di Radio 1 e dei giornali radio rai, e ha creato notevoli e variegati programmi culturali come: “Tornando a casa”, “Radio city”, “Radio anch’io” e “Nudo e crudo”. Crede che la programmazione della televisione Italiana abbia bisogno di una buona dose di cultura per alzare il livello che negli ultimi anni si è impoverito?

Credo che il livello della televisione italiana abbia bisogno di un adeguato sostegno culturale, ma come dice Don Abbondio, “se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare”.

Giuseppe Arnesano

Biografia: Antonio Caprarica (Lecce, 1951), giornalista e saggista. Si laureato in Filosofia con Lucio Colletti, ha iniziato la carriera giornalistica come commentatore di politica interna dell’Unità ed è stato in seguito condirettore di Paese Sera. Tra il 1988 e il 1993 è stato prima inviato, poi corrispondente stabile del Tg1 dal Medio Oriente, coprendo avvenimenti come la jihad antisovietica in Afghanistan, la prima Guerra del Golfo e l’intifada palestinese. Dal 1993 è stato a capo dell’ufficio di Corrispondenza della Rai da Mosca, che ha lasciato nel 1997 per ricoprire lo stesso incarico a Londra: in Gran Bretagna è rimasto quasi un decennio – quello di Blair – che ha condensato nel suo libro Dio ci salvi dagli inglesi¿ o no!?, vincitore del Premio Gaeta per la letteratura di viaggio e tra i best-seller del 2006. Dal marzo al dicembre 2006 ha diretto la sede Rai di Parigi. E’stato direttore di Radio Uno e dei giornali radio Rai, è attualmente corrispondente da Londra per il Tg1. Vincitore di molti premi di giornalismo tra i più prestigiosi (Ischia, Fregene, Val di Sole), collabora con numerosi quotidiani e periodici.

Ultimo libro pubblicato nel 2009 “I Granduchi di Soldonia” edito da  Sperling & Kupfer Editori.


Un commento su “Intervista ad Antonio Caprarica: Giuseppe Arnesano

  1. Mario Pezza ha detto:

    Dal momento che la RAI gentilmente non mi ha mai risposto, provo qui, sperando di essere più fortunato.
    Non metto in dubbio le grandi doti giornalistiche del signor Caprarica, la cui faccia barbuta continua a “deliziarmi” da oltre 30 anni! Quello che proprio non digerisco sono i continui servizi – secondo me – inutili che trasmette quasi quotidianamente da Londra (quando non è di turno il suo collega Stefano Tura) e che sicuramente non interessano gli Italiani. Brevissimamente solo in gennaio di quest’anno e in riferimento al TG2 delle 13:
    giro di vite sui prodotti di lifting in GB (3 gennaio)
    i clienti di alcuni supermercati a Londra sono spiati tramite antenne che interagiscono coi cellulari (5 gennaio)
    In GB si verificano spesso litigi in famiglia a causa degli animali domestici (11 gennaio)
    Una ricercatrice inglese avrebbe stabilito che calza scarpe con tacchi alti avrà i piedi piatti (12 gennaio)
    Le coppie sposate non si parlano per più di 10 minuti al giorno (13 gennaio)

    Se tutte queste belle cose fossero successe in Danimarca o in Olanda o in Islanda nessuno ne avrebbe parlato. Ma se capitano in GB allora fanno notizia! Me lo può spiegare, Caprarica?

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