SPECCHIA – Una vecchia con la conocchia in grembo intenta a filare e un’arancia rigorosamente amara in mano, con sette penne di gallina conficcate (tante sono le settimane della Quaresima). In Sardegna c’è una variante: una pupa con sette gambe.
La “Caremma” (Quaresima) è un grumo semanticamente affollato. Come la Pasqua, passaggio, rinascita, inizio di una nuova stagione, con gli alberi che si rivestono di fiori e foglie.
A Specchia al tema hanno dedicato un dibattito in Piazza del Popolo, titolo: “La Caremma: dalla cenere alla vita. Rito conclusivo tra folklore e introspezione”, con l’intervento di alcune Caremme, poi bruciate: così vuole la tradizione.
Premette l’Associazione “SpecchiaLegge”: “Quando abbiamo progettato la rassegna Storie di donne: narrazione ordinaria e straordinaria al femminile, avendo chiaro l’intento di muoverci attorno al femminino, le figure sulle quali è subito caduta la nostra attenzione sono state la Befana e la Caremma, due donne iconiche, complesse, cariche di storia che si è stratificata attraversando le culture che sono nostre matrici”.
Qual è il rapporto fra Caremma e Specchia?
“La Caremma è una tradizione salentina, ma non lo è in modo specifico del nostro paese; questo non ci ha impedito di abbracciarla, studiarla e rappresentarla.
Abbiamo voluto chiedere la collaborazione di altre realtà presenti sul territorio, nello specifico a Specchìadi, un gruppo di persone che da una decina d’anni organizza un torneo fra i rioni; oltreché a figure che, a vario titolo arricchiscono il nostro territorio”.
E’ stato quindi riscontrato un interesse diffuso rispetto a questo aspetto della tradizione popolare legata alla Pasqua…
“Abbiamo cercato la sinergia e abbiamo trovato una curiosità, un entusiasmo che non ci aspettavamo così caldi e tangibili. La vecchia vestita di stracci, con l’aria arcigna, che è messa agli angoli del paese, nei cortili esterni, sui balconi, per ricordarci la difficoltà del vivere e al tempo stesso la bellezza del rinascere dopo la sofferenza, ci ha invogliato a ricercare ancora più in profondità le origini di questo rito folkloristico”.
Che conclusioni ha tratto la vostra ricerca?
“Abbiamo tracciato linee che arrivano fino al mito di Demetra e Persefone, attraversando la nostra cultura rurale, governata da leggi antichissime, semplici e rigorose.
SpecchiaLegge è felice di aver gettato un seme nella comunità: guardare alla tradizione, salvaguardarne le liturgie per guardare al futuro”.
Francesco Greco
L'immagine in evidenza è generata con Gemini AI ai soli fini esplicativi





