Paesaggi di pietra: un ambiente interamente costruito adattando la natura alle necessità della vita; pietre intrise di umanità e di sudore[…]. Le pietre sono testimonianze di rapporti remoti tra l’uomo e la natura: menhir, dolmen, tumuli di specchie, ma soprattutto pietre sovrapposte con perizia secolare per costruire una miriade di piccole costruzioni o di muretti […]. In questa regione affamata di terra la pietra si trasforma da ostacolo in materiale da costruzione, amalgamandosi con la natura [1].
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Evidenza
Non è il solo, e probabilmente non sarà nemmeno l’ultimo villaggio bizantino riesumato dalla rossa terra del Salento. Siamo in località Scorpo (Supersano), ad una manciata di passi dall’omonima masseria in un fondo conosciuto come Lago di Sombrino, un toponimo non più impiegato dai tempi dell’unità ma che designava un’ampia zona palustre ai piedi della Serra di Sant’Eleuterio, non distante dal casale medioevale di Sombrino.
Lascia un commentoTempo di lettura: 2 minutiI Messapi, fiero popolo dell’Italia Meridionale che tanto ha fatto discutere gli storici, locali e non, sulla propria origine, sembra aver riacquistato recentemente un piccola parte del decoro e del lustro che gli è appartenuto in epoca remota, quando regnava sovrano sull’antica terra del Salento difendendo con le unghie e con i denti ciò che gli apparteneva di diritto. Le numerose pubblicazioni cartacee, programmi televisivi e cartelli turistico-informatico comparsi quasi come funghi nelle aree interessate sembrano aver suscitato notevolmente l’interesse della popolazione locale che pur ignorava il significato del termine “Messapi“. Cosa aggiungere poi se anche la rigidità dell’istruzione pubblica ha rotto gli schemi e i protocolli scolastici per aprire la mente delle nuove generazioni nei confronti di quelle che sono, a tutti gli effetti, le radici della civiltà messapico-salentina.
2 CommentiTempo di lettura: 3 minutiSituata al confine tra Ugento, Casarano, Taurisano e Ruffano, la collina del Manfio può essere considerata un vero e proprio tesoro storico-naturalistico, ricca di testimonianze che ci riportano indietro nel tempo in un periodo imprecisato nel quale non era ancora stata “inventata” la civiltà.
Lascia un commentoLa terra e il mare, due elementi dalle caratteristiche organolettiche agli antipodi, fisicamente distanti ma al contempo sempre così vicini: si rincorrono, bisticciano, si baciano. Le acque dalle quali le terre sono emerse sembrano quasi che vogliano schiaffeggiare quelle rocce che ne sovrastano la superficie per poi cullarle dolcemente pochi istanti più tardi, quando la rabbia è ormai scemata.
2 CommentiTempo di lettura: 3 minutiIl destino del ninfeo delle fate sito all’interno della masseria Papaleo, sulla strada che da Lecce conduce a San Cesario, sembra sia quello di cadere ciclicamente nel dimenticatoio per poi essere riscoperto nuovamente con rinnovato stupore.
Già nel 1925 Francesco Tummarello, sulla rivista Fede, richiamava l’attenzione delle popolazione locale sull’importante e particolare struttura cinquecentesca sita all’interno del complesso masserizio. Allora lo stato di conservazione del ninfeo risultava essere già precario, anche se era ancora possibile scorgere alcuni dettagli oramai scomparsi. Come ad esempio una parte dell’iscrizione sorretta da due putti in pietra leccese, oggi quasi completamente consunta, sull’architrave dell’ingresso alle sale del ninfeo che recitava “NIMPHIS ET…. POMO….” in carattere lapidario romano [1].
Lascia un commentoTempo di lettura: 4 minutiPercorrendo le strade del centro storico di Giuliano di Lecce, piccola frazione di Castrignano del Capo, ci si rende conto che qualcosa tra le case del vecchio abitato, nelle antiche strade lastricate di chianche, negli sguardi delle persone che le abitano, rende questo borgo diverso dagli altri.
Non si tratta di particolari artifizi architettonici o ghirigori decorativi ma di una saggezza popolare che trasuda dai mattoni di tufo estratti nelle vicine cave dagli “zzoccaturi” e utilizzata per la costruzione di umili dimore. Una saggezza che spazia tra gli argomenti più disparati: religione, lavoro, vivere in comunità. Una saggezza che parla principalmente il latino, la lingua del clero e dei colti, con la quale sono state incise decine di lapidi sparse tra via Regina Elena e via Verri.
1 commentoTempo di lettura: 4 minutiQuasi dieci anni, dal 1711 al 1719, è durata la fase dell’interdetto della città di Lecce. Un provvedimento molto duro e severo che la Chiesa riserva ad una comunità di individui, una città o una nazione. Durante l’interdetto tutte le celebrazioni religiose pubbliche sono cancellate, le chiese vengono chiuse e molti sacramenti sospesi: nessun matrimonio, unzione degli infermi, eucaristia. Gli individui non vengono seppelliti in terra consacrata, nè tantomeno nelle chiese dunque, ma in luoghi di “fortuna”, cimiteri improvvisati alla bisogna. L’attuale Piazzetta del Saraceno ospitava i pubblici mulini utilizzati per le sepolture pubbliche.
Per un periodo la chiesa si dimentica dei suoi figli, poichè questi hanno usato sfidarne il potere o l’autorità.
Lascia un commentoTempo di lettura: 3 minutiNociglia, periferia Nord del centro abitato del comune salentino. Incontriamo una targa che indica la presenza di un monumento, “Cappella della Madonna dell’Itri, già chiesa di San Nicola sec. XI“. Guardiamo allora la facciata della chiesa consci della bellezza e della semplicità della cultura bizantina ma, quello che ci appare davanti, non sembra altro che una chiesa in stile neoromanico di recente costruzione. Entriamo allora al suo interno per dissipare ogni dubbio e per verificare un eventuale errore su tale iscrizione.
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