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Quando a Montesardo era sempre festa

Storie dell’altro secolo, quando a Montesardo (sud Salento) era sempre festa. E le piazze piene di gente che proveniva da ogni dove, spesso anche turisti stranieri. Una piccola “capitale” del divertimento, in parte lo è ancora.

Come le sequenze di un film, scorrono le storie raccontate dai balconi, passaggio di memoria fra generazioni, in questi giorni tristi di forzata clausura a causa del coronavirus, una citazione in sedicesimi del “Decamerone” di Boccaccio, ma senza la scansione gaudente della meglio gioventù.

Così rivivono le stagioni dorate dello “Zecchino di Montesardo” (9 edizioni, 1993-2001, simbolo il veliero costruito da Gino Russo e famiglia), un talent che anticipò quelli venuti dopo sulle tv nazionali e anche oltre, dove prima si preparavano nella cantina di Anna Marchese e poi si esibivano aspiranti cantanti e musicisti divisi per fasce d’età, e che richiamava migliaia di persone da ogni dove. Presentati da personaggi delle tv nazionali: da Gigi Sabani a Pippo Franco, da Alvaro Vitali a Federica Panicucci e Melba Ruffo di Calabria e Stefania Mega, per citarne solo alcuni.
Oggi lo “Zecchino” è stato ripreso, con uguale successo, dall’associazione “Donna Popa”.

Poi la sagra del Porco “Prì-Prì”, altro evento che mobilitata tantissimi volontari e affollava le vie del paese d’origine messapica di turisti ansiosi di degustare le specialità casarecce preparate dalle brave massaie: dalla “pastafattaccasa” ai pezzetti di cavallo, le verdure spontanee, sino allo spumone di nonna Domenica, la cui ricetta antichissima è custodita gelosamente.

Il Carnevale aveva una sua storia e identità e si collegava a quello degli anziani del paese, stessa carica satirica e bevute senza fine. Il vino scorreva a fiumi nelle tante osterie cittadine.
Poi nacquero le feste rionali, appuntamenti classici dell’estate quando ritornavano gli emigranti: dalla “Cappaddhuzza” (così detta perché c’è una cappellina della Madonna) alla “Terra du Mulu” e “Curatu-Palummaru”, con teatro dialettale, cabaret, musica, balli, tanta allegria e degustazione, a mezzanotte, di spaghetti con le cozze gratis per tutti: Montesardo ha sempre avuto un cuore grande, nessuno è mai lasciato solo, c’è sempre chi si ricorda di tutti. Senza scordare, a fine maggio, la festa della Madonna del Buon Consiglio, la cappellina è sulla via per Ruggiano, zona “Macchie-Riccadonna”.

Il tutto si innestava sulla grande tradizione delle feste del santo patrono, Sant’Antonio (terza domenica di luglio: la fiera degli animali, le bancarelle dei giocattoli, la “cupeta” (dolce croccante), la banda musicale, le luminarie, la cassa armonica, la “predica”, i fuochi d’artificio a mezzanotte), e di quelle dei devoti a San Vito e a Sant’Oronzo, altri Santi particolarmente venerati: ognuno aveva un suo comitato che raccoglieva le offerte per la buona riuscita.

Da qualche anno è nata la festa dell’anziano, presso una delle case di riposo del territorio e il festival degli artisti di strada dell’associazione “Niente scuse”.
Memoria storica e infaticabile organizzatore di quel periodo d’oro è Biagio Bisanti (foto), detto “l’autista”, perché per tutta la vita ha fatto l’autotrasportatore portando gli emigranti del paese alla stazione di Lecce per riprenderli quando tornavano in ferie e i devoti alle feste patronali in tutto il Salento: la Madonna di Sanarica, San Rocco (Torrepaduli), San Donato (Montesano), Santa Domenica (Scorrano), o semplicemente, l’estate, ai bagni al mare di Leuca.

Ma Biagio aveva aperto anche un negozio di ferramenta, poiché ha fatto pure l’idraulico: non c’è casa in tutta la zona dove non sia entrato per portare l’acqua. Oggi l’attività artigianale è passata al figlio Paolo (“HydroSystemPoint”, dà da mangiare ad alcune famiglie), la commerciale alla figlia Anna Maria.

“U Biaggiu” l’autista, un mito, un vero artista, geniale e creativo, oltre che gran lavoratore, era il “motivatore” di tutte le feste, quello che aveva le idee più originali, che sapeva trascinare gli altri (Luigi Brogna, Cosimo Torsello, Tonino Russo, Paolo Marchese, Marcello Brogna, Giuseppe Saracino, Anna Marchese, il compianto Gino Russo, ecc.) per realizzarle e che riusciva a trovare gli sponsor, grandi e prestigiosi (banche, assicurazioni, concessionarie di auto, ecc.) e piccoli (negozi, ditte, ecc.), per sostenere le notevoli spese per tutte le manifestazioni.

Un personaggio popolare, vero, allegro, sanguigno, benvoluto dal paese e dalla gente di quelli nei dintorni, un cuore immenso e generoso, sempre pronto ad aiutare tutti senza calcolo alcuno: una vera e propria istituzione nel paese e dintorni, Biagio Bisanti ha una memoria di ferro, ricorda un sacco di aneddoti divertenti e in queste settimane di forzata reclusione, dai balconi li racconta ai giovani che quelle feste non le hanno vissute ma sono curiosi di sapere.

Con la sua solita ironia premette: <<E chi se lo credeva che ci saremmo ridotti con la maschera? Qua ogni giorno pare Carnevale! Prima la sola maschera che mettevamo era quella per fare due ricci al mare, ma erano più quelli che si conficcavano nei piedi che quelli che mangiavamo… Io che ho guidato trattori, camion, auto di ogni marca e cilindrata, muletti, mi sono ridotto a girare con la bicicletta… Chi l’avrebbe mai detto? Che poi questa corona, come c… si chiama, chissà chi l’ha portata: non ce la contano giusta e se dovevamo infettarci, a quest’ora ci saremmo già contagiati tutti…>>.

Già, chi lo prevedeva? Manco Nostradamus…

DOMANDA: Zecchino di Montesardo: un aneddoto?

RISPOSTA: <<Alle prime edizioni, avevamo pochi sponsor, così facevamo l’addobbo floreale del palco con i fori dei morti, del nostro paese e di quelli vicini: dopo i funerali, andavamo ai cimiteri e spogliavamo le corone…

Poi arrivò “l’Angolo del fiore” e non ci furono più problemi…>>;.

D. Quale fu il Carnevale più originale?

R. <<Facevamo bei carri, ma spesso non prevedevamo le vie strette nelle sfilate, così, per passare, non ci restava altro da fare che tagliare con la motosega i rami degli alberi che ostruivano il passaggio>>.

D. Una vita da autotrasportatore, aneddoti curiosi?

R.: <<Ai tempi dell’emigrazione, andavo e venivo dalla stazione di Lecce anche 3-4 volte al giorno portando quelli che partivano carichi di olio, vino, pane… Una volta finimmo l’acqua nel radiatore e non ce n’era, il treno stava per partire, che dovevamo fare? Mettemmo il vino che un emigrante stava portando in Svizzera, a 60 all’ora riuscimmo ad arrivare isa isa alla stazione: c’era una odore di vino caldo che sembrava la festa di san Martino… Ma l’emigrante mi fece arrabbiare: voleva indietro il suo vino… Invece di ringraziarmi che non si era perso il treno…>>.

D. Come andò quella volta che riempì la Peugeot e portò tutti a fare il bagno a Leuca?

R.: <<E come andò? Prima del Santuario, ci fermò la Polizia, mi chiese quanti ne stavo portando, ma io non lo sapevo: c’era gente dappertutto. Alla fine ne scesero 24, l’auto era collaudata per 8. E’ curioso, ma chiusero un occhio, così li lasciai tutti alla “Rena Ranne” e tornai al paese, in piazza, vicino alla Colonna di s. Antonio, ce n’erano altri 50 che aspettavano pure loro di andare al mare a fare il bagno>>.

D. Inventò anche le feste nei rioni di Montesardo: un successo che tutti ricordano…

R. <<Erano occasioni per stare tutti insieme e per divertirci. Ma anche per farci, come si dice, “ecce ommu” col vino, salsicce, involtini, pezzetti di cavallo… Oggi non possiamo manco salutarci l’un l’altro, dobbiamo stare chiusi in casa come carcerati e per uscire serve un foglio. Ma come abbiamo fatto a ridurci così? Secondo me tutto dipende dall’egoismo dell’uomo, che non si sazia mai. Nessuno più si impegna a trovare il modo di stare meglio tutti. Ci stiamo distruggendo l’un l’altro, senza sapere che anche chi vince, alla fine, non rimarrà qui e quel che ha accumulato dovrà lasciarlo… Spero almeno che tutti questi sacrifici servano a qualcosa, ma tutto sommato, io sono un inguaribile ottimista…>>.

Lunga vita a “Biaggiu” l’autista!

Francesco Greco

© Riproduzione riservata

 


Un commento su “Quando a Montesardo era sempre festa

  1. Ippazio Martella ha detto:

    caro Francesco, è encomiabile il tuo impegno per custodire la memoria della nostra piccola grande storia.
    Grazie

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