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Taurisano

I luoghi da visitare e le tradizioni da conoscere a Taurisano

A Taurisano “canta” ancora il telaio di nonna Teresa

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TAURISANO (Le) – Penelope la spartana era una donna bellissima quanto virtuosa (era cugina di Elena). Tesseva al telaio splendidi arazzi mentre aspettava il ritorno di Ulisse dalla guerra. Per non rassegnarsi e accettare la corte asfissiante dei principi che oziavano nella reggia, la regina di Itaca la notte disfaceva il lavoro del giorno: un espediente un sacco “greco” condiviso dal figlio Telemaco. Non è forse l’eroe del cavallo di Troia l’archetipo dell’astuzia?

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Taurisano, la città che ama i libri e Vanini

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TAURISANO (Le) – “Dalle solide-tetre carceri/ dell’Inquisizione di Tolosa,/ ansimante-trepidante col cuore in gola,/ ma fermo-fèrreo-incorruttibile/ nelle tue liberal-futuristiche idee,/ attendesti l’assordante frastuono/ del gelido chiavistello…”, da “Vanineide” (il poemetto degli ultimi istanti di vita del filosofo Giulio Cesare Vanini prima di essere arso vivo per le sue idee) di Luigi Di Seclì, giunto alla terza edizione (“Stampe Armida”).

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Santa Maria delle Strada, Taurisano

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Origini controverse per la meravigliosa chiesa di Santa Maria Madonna della Strada, in quel di Taurisano.  Una chiesa probabilmente di nobile committenza data l’assenza di blocchi di reimpiego e le notevoli dimensioni nonostante la veneranda età, la cui erezione, secondo alcuni confronti artistici negli elementi sopravvissuti, sarebbe da collocare tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo. I confronti vanno a sfiorare capolavori del romanico Salentino, tra cui la chiesa della madonna della Lizza di Alezio, San Francesco a Specchia Preti, la Madonna del Casale ad Ugento e ad alcune chiese del tarantino: una tra tutte, quella di San Domenico.

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La grotta di Santa Lucia a Taurisano, il culto della luce

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Venne privata alla luce del mondo il 13 dicembre 304. Quella luce della quale divenne la custode e patrona, per la quale sarebbe stata invocata dalle generazioni dei secoli futuri. Lucia di Siracusa.

Vittima poco più che ventenne di una tra le più violente persecuzioni contro i Cristiani, alimentata da Diocleziano  e Massimiamo, tra il 303 e il 311, alla quale Eusebio si riferisce, nella “Storia Ecclesiastica”, affermando che «Le carceri di ogni luogo furono allora piene di vescovi, lettori, esorcisti, cosicché non vi restava spazio per i condannati per i delitti comuni».

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Il rospo di Vanini, la forza dell’utopia

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In arrivo un film sulla sua vita, mentre Bompiani pubblica l’opera.

Andiamo, andiamo a morire allegramente da filosofo…”. Bello come un dio greco, giovane engagé, ricco, di buona famiglia (padre toscano, uomo d’affari ricchissimo, e madre spagnola, nobile). Partì dalla Puglia (Taurisano, sud Salento), vagò per l’intera Europa affascinando per le sue idee avanti nel tempo. Coltivò un razionalismo dubbioso, l’utopia in progress. Morì sulla piazza principale di Tolosa, il 9 febbraio 1619, a 34 anni, dopo un processo-farsa durato ben 6 mesi e retto dalle parole di un falso testimone che disse davanti a un tribunale “laico” (il Parlamento di Tolosa, città di 50mila abitanti, cattolica sino al fanatismo) di averlo sentito negare Dio e l’anima. Questa è la versione di un gesuita messa giù qualche anno dopo, ma magari le cose andarono diversamente. Comunque non esistono le carte del processo, qualcuno le ha fatte sparire, e non per caso…

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Giulio Cesare Vanini, storia di un altro martire

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Giulio Cesare Vanini nasce a Taurisano nel 1585 da Giovanni Battista, intendente del feudo per conto di Mercurino Gattinara e da Beatrice Lopez de Noguera, una nobile di origine catalana.

Nel 1601 lascia il suo paese natio per trasferirsi a Napoli, dove studia diritto civile e canonico ed entra nell’Ordine dei Carmelitani con il nome di Frà Gabriele.Laureatosi in utroque iure parte alla volta di Padova per proseguire gli studi di teologia e qui viene attratto dalla polemica di alcuni circoli veneziani contro le autorità ecclesiastiche, allontanandolo dal rigore morale dell’Ordine cui faceva parte.

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Specchia Silva, unica supersitite nel territorio di Taurisano

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Attraversando delle strette strade di campagna che costeggiano il sito archeologico di  Cardigliano, per poi proseguire per un breve tratto lungo verdi uliveti in parte abbandonati, tra i quali è possibile incontrare di tanto in tanto anche un gruppo di cacciatori, sarà possibile imbattersi nell’unica superstite delle specchie taurisanesi, la Specchia Silva.

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